Quanto Costa Abortire: Interruzione di Gravidanza, Tutte le Possibilità

Quanto costa abortire? Quali sono i costi associati in Italia all’interruzione di gravidanza? Si tratta di un intervento che può essere fatto gratuitamente con il SSN? Oppure ci si deve rivolgere a strutture a pagamento per la visita ginecologica e gli esami correlati?

Oggi cercheremo di dirimere una questione che è da sempre motivo di grande discussione, soprattutto nel nostro paese, dove nonostante la legge che lo consente, la 194, sia in vigore ormai da più due decenni, continua ad essere motivo di discussione politica anche abbastanza accesa.

L’interruzione volontaria di gravidanza in Italia: come abortire

L’interruzione volontaria di gravidanza, questo il nome “legale” della procedura di aborto in Italia, può essere fatta nel rispetto del nostro ordinamento fino alla dodicesima settimana di gestazione, ovvero circa a 90 giorni dall’ultima mestruazione.

Prima di addentrarci più nello specifico della materia è bene sottolineare che questo limite vale appunto soltanto per l’aborto volontario e non per quello terapeutico, che può essere invece fatto anche oltre il terzo mese, a patto che ne sussistano le condizioni ritenute necessarie della legge.

Tutto parte con una visita che si può effettuare presso una qualunque struttura pubblica, visita che dovrà certificare la presenza effettiva di una gravidanza e la “normalità” della stessa.

Dopo la visita, se la decisione della gestante dovesse essere quella di procedere con l’interruzione volontaria di gravidanza, sarà necessario attendere un periodo, definito di riflessione da parte dell’ordinamento, che deve durare almeno 7 giorni.

Il caso dell’aborto terapeutico

Il discorso diventa particolarmente diverso nel caso di aborto terapeutico.

Qui non è la volontà della gestante a fare fede, ma piuttosto la presenza di condizioni patologiche, di malformazioni, di problemi di carattere psichico o fisico che possono essere pericolo per la vita della donna, per la sua salute fisica o psichica.

In questo caso i limiti sono molto diversi e si può abortire entro la 22esima settimana, a meno che non esistano gravissimi pericoli per la vita della donna, che devono essere soppesati attentamente dal medico che ha in gestione le pratica.

La legge prescrive comunque che, in questo caso, il medico metta in opera tutto quanto in suo potere per andare a salvaguardare la vita del feto e quindi procedere anche con la rianimazione.

Come avviene l’aborto terapeutico?

L’aborto terapeutico, a seconda delle settimane di gravidanza, avviene in modalità molto diverse tra loro:

  • fino alla sedicesima settimana di gravidanza, l’interruzione di gravidanza terapeutica avviene in modo identico all’interruzione di gravidanza volontaria: viene praticato uno svuotamento dell’utero in anestesia generale, per aspirazione o per raschiamento;
  • Dopo la sedicesima settimana è invece necessario procedere con un travaglio abortivo indotto, che porterà all’espulsione del feto stesso: si può procedere con la somministrazione di prostaglandine per via vaginale, oppure per la somministrazione orale di mifepristone, la popolare pillola RU486, alla quale deve comunque seguire la somministrazione per via vaginale di prostaglandine;

La procedura, senza voler spaventare nessuno, può essere dolorosa, soprattutto laddove, come prescrive la legge, siano effettivamente poste in essere tutte le misure adatte alla salvaguardia del feto.

La procedura varia in modo piuttosto sostanziale tra ospedale e ospedale.

Il caso degli obiettori di coscienza

Per la procedura di aborto, che si tratti di aborto volontario oppure terapeutico, bisogna anche fare i conti con l’elevatissimo numero di medici obiettori, che hanno diritto, per legge a rifiutare la prestazione.

In molti piccoli centri del nostro Paese può essere difficoltoso trovare un medico che si presti per questo tipo di operazione, cosa che non ha mancato di sollevare polemiche molto accese a più riprese nel nostro paese.

Quanto costa abortire in Italia?

A prescindere dalla procedura e a prescindere dal fatto che si tratti di un aborto volontario o terapeutico, le prestazioni sono gratuite ed erogate dal SSN. Non è mai necessario pagare nel sistema pubblico.

È possibile però abortire anche in clinica privata nel nostro sistema sanitario, e i costi in questo caso, compresi di visite preliminari, ricovero, intervento e cure successive vanno dai 900 ai 1500 euro, con tariffari diversi che vengono applicati dalle cliniche che effettuano questo tipo di intervento.

In clinica è decisamente più facile, statisticamente parlando, trovare medici che si prestino per l’operazione, in quanto la presenza di obiettori sarebbe meno frequente nelle strutture a carattere privato.

Le lamentele sui costi dell’aborto riguardano dunque principalmente questo tipo di evenienza: in alcune province d’Italia è particolarmente difficoltoso trovare nelle strutture pubbliche medici che si prestino all’intervento e che non siano dunque obiettori.

La conseguenza è quella che molte donne, dato anche il fatto che i tempi sono particolarmente stretti, trovano come unica alternativa quella di procedere con l’intervento presso una struttura privata, con costi che non sono decisamente abbordabili.

I costi sono ritenuti alti anche se paragonati con quelli di strutture private americane, dove si riesce a portare a termine un aborto spendendo una cifra che fa dai 200 ai 500 dollari, meno di un terzo di quello che si spende, mediamente, in Italia.

La pillola abortiva RU486

In ormai molte strutture anche pubbliche del nostro paese, a patto che si sia nei primi 49 giorni dall’ultima mestruazione e dunque proprio all’inizio della gravidanza, è possibile procedere con aborto anche utilizzando la pillola abortiva RU486.

Sebbene l’utilizzo sia stato approvato in Italia relativamente di recente, è possibile ricorrervi ormai in un gran numero di ospedali e gli obiettori la propongono comunque come metodo meno invasivo della soluzione chirurgica.

Anche in questo caso la somministrazione della pillola presso struttura pubblica è assolutamente gratuito: non si dovrà pagare assolutamente nulla, al contrario delle notizie che erano state fatte circolare soprattutto agli esordi nel nostro Paese della pillola suddetta.

L’unico limite è appunto quello dei 49 giorni, oltre i quali sarà necessario procedere con l’interruzione di gravidanza chirurgica.

Da non confondere con la pillola del giorno dopo…

Ne approfittiamo inoltre per sottolineare come la pillola abortiva RU486 non sia nei fatti una pillola anticoncezionale, anche del giorno dopo, in quanto questa è una pillola che induce l’aborto, mentre le altre soluzioni puntano ad impedire o il concepimento o l’impianto della stessa.

Non serve più l’ospedalizzazione per tre giorni

In principio, quando la pillola è stata approvata dal nostro SSN, era necessario inoltre rimanere almeno 3 giorni ricoverate in ospedale.

Oggi il grosso delle regioni offrono invece l’assunzione della pillola in Day Hospital, e la regione Toscana dovrebbe a breve approvare anche la soluzione ambulatoriale, per rendere la somministrazione della RU486 ancora meno traumatica per la donna che vi si sottopone.

Come abortire spontaneamente?

Citiamo anche quello che è un equivoco che spesso si incontra quando ci ritroviamo a parlare di interruzione di gravidanza.

L’aborto spontaneo non è un aborto indotto, ma piuttosto un’interruzione di gravidanza che interviene in modo assolutamente spontaneo, ovvero per motivi fisiologici.

In questo caso non sarà necessario sottoporsi a procedure particolari per l’interruzione stessa, ma sarà sufficiente procedere con il raschiamento dopo che questo sia avvenuto.

Non si tratta di una procedura in controllo né dei medici né della gestante e non può essere, se non illegalmente, indotto.

Nel caso in cui comunque venisse indotto, si dovrebbe parlare di interruzione volontaria di gravidanza e non di aborto spontaneo.

Costo: aborto e intervento. Quanto spende il servizio sanitario nazionale per l’aborto?

Al fine di trattare con completezza il tema dei costi legati all’aborto, citiamo anche quanto riporta il SSN sul costo dell’aborto per il sistema sanità pubblica.

Secondo quanto riportato dalle regioni, il costo per una procedura di aborto varia a tra i 1000 e i 1800 euro, somme che sembrano essere piuttosto alte almeno se paragonate a quelle che si spendono negli altri paesi.

Non è dato sapere quali possano essere i fattori che comportano l’aumento dei costi, smisurato rispetto a quanto ad esempio si spende in America.

La questione però, come abbiamo detto in apertura, è spessissimo più politica che economica e quindi anche sui dati si è dato battaglia tra lo schieramento di chi vede l’aborto come un diritto e chi invece vorrebbe ridurne l’impatto.

Ad ogni modo, almeno in Italia, i costi complessivi per l’aborto sembrerebbero essere estremamente contenuti; non si spende che più di 170 milioni di euro l’anno, uno degli interventi “volontari” che costano meno all’intero SSN.

La questione economica, almeno vista da questo punto, non sembrerebbe esistere.

Leggi anche:

Leggi Anche:

LASCIA UN COMMENTO