Markers Epatite B: Quali Sono e Come Interpretarli

Il virus dell’epatite B (conosciuto anche come HBV) è un tipo di malattia endemica ed è la principale causa dell’insorgere di patologie epatiche. L’epatite B si trasmette tramite un contatto diretto con il sangue o tramite il contatto con altri fluidi corporei da un individuo infetto.

Nell’articolo di oggi parleremo dell’epatite B e dei markers utili a riconoscerla durante gli esami clinici.

Faremo un focus sui sintomi e parleremo anche della prevenzione e della cura della patologia. Prima di addentrarci nel vivo dell’argomento facciamo una piccola parentesi sulla patologia.

Epatite B: focus sulla patologia

Come appena anticipato l’epatite B è una malattia endemica tra le principali cause dell’insorgere di patologie e degenerazioni epatiche. Tra le vie più comuni di trasmissione bisogna elencare:

  • trasfusioni ematiche (raro, perché oggi le trasfusioni sono sottoposte a rigorosi controlli);
  • puntura accidentale con ago infetto (le persone che lavorano in ospedale in genere sono a rischio, per questo si consiglia il vaccino);
  • contatto diretto con ferite;
  • rapporti sessuali non protetti;
  • passaggio della malattia dalla madre al neonato nel momento del parto (trasmissione verticale).

Il periodo di incubazione di un’infezione da epatite B parte dalle 6 alle 8 settimane, per un intervallo che va da 1 ad un massimo di 6 mesi.

I sintomi più comuni di un’infezione da epatite B sono:

  • senso di malessere generalizzato;
  • comparsa di febbre;
  • gastroenterite;
  • ittero.

Le complicazioni di questa patologia riguardano:

  • epatite cronica persistente;
  • epatite fulminante;
  • epatite itterica;
  • epatite anitterica subclinica.

In un adulto la maggior parte dei pazienti si ristabilisce completamente. In genere una percentuale che va tra il 90 e il 95% dei pazienti affetti da HBV supera anche la patologia acuta e non mostra più problemi relativi alla presenza del virus. Fortunatamente solo una piccola percentuale di pazienti, che va dal 5 al 10%, si trova a dover combattere con una malattia di tipo cronico.

Purtroppo la situazione cambia quando si parla di bambini molto piccoli. Oltre il 90% dei neonati che sono stati infettati con il virus dell’HBV sviluppa un’infezione da epatite B che diventa cronica. Oltre 300/400 milioni di persone nel mondo hanno un’infezione cronica da virus dell’epatite B. Per approfondire l’epidemiologia di questa malattia in Italia puoi leggere qui.

In alcuni casi, contrarre un’infezione da HBV, soprattutto nel caso in cui diventi cronica, significa alzare sensibilmente le probabilità di sviluppare un carcinoma epatocellulare (una forma di tumore al fegato). Ogni anno fino ad 1 milione di persone muoiono a causa di infezione da virus dell’HBV.

Marker dell’epatite B

In presenza della malattia alcuni valori si modificano, la quantità di bilirubina e gli enzimi epatici (le transaminasi) presenti nel sangue possono aumentare. Per capire se è in corso un’infezione da epatite B sono necessari degli esami del sangue. Gli esami devono essere relativi alla bilirubina e ai parametri del fegato.

Il risultato degli esami può aiutare il medico nella diagnosi e a capire se il paziente ha contratto l’epatite, ma non possono indicare quale sia stata la causa dell’infezione. L’esame è fondamentale non solo per la diagnosi, ma anche per la classificazione della malattia e per individuare la migliore terapia per il paziente.

I risultati dei marker sierologici del virus dell’epatite B non hanno uno standard che sia valido per tutti i laboratori. I valori di soglia variano a seconda delle apparecchiature utilizzate per gli esami. A seguito dell’esame il paziente riceve un risultato negativo o positivo che è abbastanza semplice da interpretare. Nel caso di presenza del virus il risultato sarà positivo, nel caso di assenza l’esame sarà negativo.

Per conoscere a fondo lo stato di infezione c’è bisogno di individuare altri markers e di effettuare più esami, questi che riportiamo sono quelli comunemente utilizzati nella pratica clinica.

L’esame dell’HBsAg, un antigene di superficie, è necessario per la diagnosi di epatite B. L’HBsAg è una proteina che si trova sulla superficie del virus e si rileva nel sangue nel caso sia in corso un’epatite acuta e/o cronica.

Questo esame viene spesso utilizzato per lo screening e per la diagnosi dell’infezione da epatite B ed è uno dei primi marker dell’epatite B di tipo acuto. Spesso riesce ad identificare la malattia nei pazienti infetti prima ancora che i sintomi compaiano. Il controllo dell’HBsAg è il più utilizzato per la diagnosi delle infezioni croniche.

L’anti-HBs, conosciuto anche come anticorpo anti-antigene di superficie, è un tipo di anticorpo che viene prodotto dall’organismo umano in risposta al virus. L’esame dell’anti-HBs viene usato per controllare se il paziente sia stato esposto al virus. In alcuni casi, se ci si è vaccinati contro l’epatite B, i valori dell’anti-HBs potrebbero individuare una esposizione.

Se il vaccino non è mai stato fatto significa che il paziente è guarito dall’infezione ed è ormai immune dal virus e non può essere contagiato di nuovo.

L’IgM anti-HBc, o gli anticorpi contro l’antigene core, sono rilevabili solo nelle cellule del fegato che sono state infettate e non si può rilevare nel sangue. Gli IgM anti-HBc sono i primissimi anticorpi che l’organismo produce dopo l’infezione. L’esame viene eseguito per scoprire se è l’infezione acuta è in corso.

L’HBeAG, conosciuto anche come antigene E, è una proteina che viene prodotta dal corpo e poi rilasciata nel sangue dal virus mentre si sta replicando nel corpo. L’antigene E si può rilevare nel sangue solo nel momento in cui il virus dell’HBV si sta replicando. Questo tipo di antigene viene spesso usato come marcatore per capire la capacità di contagio del paziente, ma si usa anche per controllare l’efficacia della terapia in corso.

Nei pazienti che sono guariti dall’epatite B acuta si trovano presenti nel sangue:

  • gli anti-HBe;
  • gli anti-HBc;
  • gli anti-HBs.

Ci sono anche altri marker per l’epatite B. L’esame dell’HBV DNA (chiamato anche DNA del virus dell’epatite B) può aiutare il medico durante la diagnosi di un’infezione attiva, ma serve anche per controllare la terapia antivirale. Visto che il periodo di incubazione del virus dura da 6 a 8 mesi, in questa fase gli esami clinici non sono in grado di rilevare né gli HBsAg né gli anti HBs.

Durante l’incubazione solo gli anti-HBc (o immunoglobuline M) sono utili come marker. L’HBsAg di solito si rileva attorno alle 4 settimane dal contagio, ma potenzialmente si può rilevare già dalla prima settimana dall’esposizione al virus. Un paziente positivo all’HBsAg viene considerato infetto e contagioso. Se la presenza dell’antigene dura per più di sei mesi dopo il contagio, vuol dire che ci si trova di fronte ad un’infezione cronica.

Nel caso di presenza dell’anti-HBs significa che il paziente ha acquisito un’immunità al virus di tipo attivo o passivo e in genere dura per tutto il resto della vita. L’anti-HBc è il primo degli anticorpi che si possono rilevare durante la malattia. L’IgM anti-HBc indica che l’infezione acuta è in corso ed è l’unico marker utile per la diagnosi precoce.

Le immunoglobuline G anti-Hbc infine, rimangono nell’organismo per tutta la durata della vita. Se dopo un esame sono rilevate, significa che il paziente è stato infettato o che ha in passato ha contratto l’infezione. Secondo le ricerche i pazienti positivi all’HbeAg presentano un tasso di contagio virale più alto, l’antigene viene quindi utilizzato come marker della replicazione del virus e della sua infettività.

Esami clinici

L’esame per l’epatite B viene consigliato soprattutto per il follow-up delle infezioni di tipo cronico e di tipo acuto. Gli esami dell’epatite B non vengono mai effettuati riferendosi ad un singolo marcatore, ma si effettuano con una interpretazione simultanea di vari marcatori e anche degli enzimi epatici. Grazie a questi parametri si possono differenziare i vari momenti dell’infezione.

Esistono vari tipi di test per individuare la presenza del virus dell’epatite B. Alcuni esami sono fondamentali per diagnosticare l’infezione, altri sono utili per verificare lo stato dell’infezione, altri sono utili per individuare i danni che la malattia ha provocato al fegato.

Per la diagnosi in genere viene prescritto il test per la trasmissione del virus conosciuto come test dell’HBsAg. Se il risultato è negativo significa che, con ogni probabilità, non siete stati infettati dal virus. Il test per l’immunità è l’HBV (anti-HBs). In presenza di un test positivo si comunica al paziente che non si è infetti e non è contagioso perché ha sviluppato una immunità naturale al virus o ne è immune grazie al vaccino.

C’è anche un test utile per determinare se si è stati contagiati in passato o se si ha un’infezione da epatite B in corso: il test è l’anti-HBc. Se il test risulta positivo è probabile che ci sia un’infezione cronica e/o contagiosa, ma potrebbe anche significare che il paziente sia in fase di guarigione. I risultati di questo esame vanno confrontati con altri test per essere sicuri della diagnosi.

Per capire la probabilità di diffusione del virus bisogna eseguire il test per  per l’HBV DNA nel sangue. Se il risultato dell’esame è positivo vuol dire che c’è un’alta probabilità di diffondere il virus ad altri. Questo esame è fondamentale per conoscere la carica virale ed è utilizzato anche per verificare che la terapia antivirale funzioni.

Per capire la funzionalità epatica e valutare l’entità dei danni causati dal virus si può ricorrere solo alla biopsia. Con la biopsia si preleva un campione di tessuto epatico che viene esaminato tramite microscopio in laboratorio. I tecnici cercheranno danni e anomalie subiti dal fegato a causa della malattia. Grazie a questo test si può anche scegliere il trattamento migliore per il paziente.

Il test dell’ epatite B si consiglia in caso della presenza di sintomi che siano riconducibili all’infezione da HBV o in caso si sospetti che il paziente sia stato esposto al virus. In genere il test di screening si consiglia a chi:

  • vive con una persona affetta da epatite B;
  • ha avuto rapporti sessuali non sicuri;
  • è in dialisi;
  • ha avuto un bambino nato da madri affetta dall’epatite B;
  • riscontra concentrazioni anomale di enzimi epatici negli esami del sangue;
  • è tossicodipendente;
  • è sieropositivo;
  • proviene da aree in cui l’ epatite B è molto comune.

Nel caso in cui pensiate di essere stati esposti al virus dell’HBV vi consigliamo di rivolgervi subito ad un medico. Il trattamento preventivo potrebbe eliminare l’infezione velocemente. Dopo le 24 ore dal contagio si dovrà necessariamente procedere con le cure comuni.

Sintomi

sintomi più comuni della presenza di epatite B compaiono dopo almeno due mesi dal contagio dell’infezione. A seconda del tipo di infezione possono comparire in maniera lieve o molto grave.

I sintomi più comuni del contagio sono:

  • perdita di appetito;
  • dolore generalizzato;
  • dolori addominali;
  • nausea;
  • vomito;
  • stanchezza cronica;
  • debolezza;
  • ittero;
  • urine scure.

In moltissimi casi però, l’infezione è del tutto asintomatica, soprattutto quando affligge bambini molto piccoli. Nel caso in cui avvertiate sintomi ascrivibili ad un’epatite B consultate immediatamente un medico.

Cura e prevenzione

In caso di contagio con il virus dell’epatite B acuta l’infezione scomparirà spontaneamente, ma solo dopo l’intervento del medico che aiuterà il paziente con una terapia specifica per ridurre i sintomi.

Il medico prescriverà anche altri esami per controllare che il virus sia in remissione e/o sia stato sconfitto. Nell’epatite B cronica il medico prescriverà dei farmaci antivirali che possano combattere il virus e tenere sotto controllo i probabili danni al fegato.

In casi davvero molto gravi l’unica cura possibile è il trapianto di fegato. Nel caso in cui pensiate di essere venuti a contatto col virus e agiate entro 24 ore, è possibile eliminare il rischio di contrarre il virus ricorrendo a una semplice iniezione di immunoglobuline anti-epatite.

Nel caso sospettiate di aver contratto il virus non procrastinate e non perdete tempo: rivolgetevi subito al medico.

Precauzioni

Ci sono delle utili precauzioni da prendere per ridurre il rischio di esporsi al virus dell’HBV. Il vaccino per l’epatite B è fondamentale per la prevenzione. Va fatto con 3 iniezioni eseguite nell’arco di 6 mesi di intervallo l’una dall’altra. Il vaccino è sicuro e può essere fatto anche ai bambini molto piccoli che abbiano compiuto almeno 3 mesi.

I rapporti sessuali protetti sono una precauzione fondamentale per ridurre il rischio di contagio. Non utilizzate mai siringhe già usate e fate molta attenzione all’igiene degli studi se avete in mente di fare un piercing o un tatuaggio.

Non condividete mai spazzolini e rasoi e fate attenzione a dove e come vi ferite. Se siete donne incinte con l’epatite B informate subito il medico in modo che possa fornire le cure necessarie al bambino sin dalla nascita.

Se siete affetti da epatite B informate il vostro partner per evitargli il contagio.

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