Ceruloplasmina Alta e Bassa: Cause, Sintomi, Valori Normali e Morbo di Wilson

Che cos’è la ceruloplasmina? A cosa serve? Come viene fatto un esame per valutare i livelli di ceruloplasmina? Quali sono i valori di riferimento? Quando viene prescritto questo esame? Quali sono le conseguenze di valori troppo alti o troppo bassi? Che cos’è il Morbo di Wilson, che è collegato ai valori di cui parleremo in questa guida?

In questo articolo andremo a parlare in maniera piuttosto dettagliata della ceruloplasmina e lo faremo soffermandoci sulle sue funzioni all’interno del nostro organismo, sui suoi valori e sulle condizioni patologiche legate a questa proteina.

Che cos’è la ceruloplasmina? Quali sono le sue funzioni principali?

La ceruloplasmina è una proteina molto importante che viene regolarmente prodotta dal nostro organismo. Una delle sue funzioni più importanti è quella di legarsi e trasportare le molecole di rame, trasportandole nel flusso sanguigno e permettendone poi successivamente lo smaltimento.

CeruloplasminaOltre a trasportare attivamente il rame e a favorirne la sua eliminazione, la ceruloplasmina è deputata a molte altre attività biologiche all’interno del nostro corpo, come le seguenti:

  • Prende parte all’ossidazione dello ione ferroso;
  • Previene la perossidazione lipidica;
  • Protegge il sistema nervoso centrale da eventuali depositi di ferro;
  • Dopo essere stata sintetizzata dal fegato ha il compito di distribuire il rame epatico ai vari tessuti;
  • Ossidando lo ione ferroso permette alla transferrina di legarsi allo ione che ne deriva;
  • Aumenta di livello nel siero sanguigno durante processi infiammatori (inclusi alcuni tipi di tumori).

Come si controllano i valori? Quali sono quelli ritenuti fuori norma?

Trattandosi di una proteina che circola nel flusso sanguigno, per andare ad identificare i suoi livelli bisogna ricorrere a un prelievo ematico.

Non si tratta del classico prelievo di routine, ma di un esame specifico che il medico riterrà opportuno prescrivere in determinate condizioni, che vedremo in modo più dettagliato nel prossimo paragrafo.

In tutte le analisi che prevedono la valutazione di un campione sanguigno, è molto probabile andare incontro a delle variazioni per quanto riguarda i valori di riferimento, soprattutto in base al laboratorio a cui ci rivolgiamo.

Tuttavia si considerano normali i valori compresi tra 22 e 60 mg/dL, sia per gli uomini che per le donne, senza fare una distinzione precisa in base alla fascia di età.

Quando viene prescritto questo esame?

Spesso può capitare che il test che ci consente di valutare i livelli di ceruloplasmina venga prescritto insieme ad altri esami che servono per valutare le concentrazioni del rame nel circolo sanguigno.

Questo minerale è sempre presente nel nostro organismo, ma, essendo legato alla ceruloplasmina, uno squilibrio di questa glicoproteina potrebbe causare diversi problemi, più o meno gravi, come il Morbo di Wilson, di cui parleremo in seguito.

Tuttavia questo esame non viene prescritto solo quando si pensa che i livelli del rame siano troppo alti, ma anche quando si sospetta una carenza dello stesso minerale, in modo da monitorarne l’andamento nel tempo.

Inoltre, dato che la ceruloplasmina è una proteina di fase acuta (PFA), è possibile usare questo esame per andare ad indagare sull’eventuale presenza di infiammazioni, danni ai tessuti, quando è presente un certo tipo di cancro o quando ci sono delle gravi infezioni in corso.

Cosa succede quando risultano dei valori troppo alti di ceruloplasmina?

Come abbiamo accennato nel paragrafo precedente, alti livelli di ceruloplasmina possono indicare la presenza di alcune condizioni, patologiche e non.

Di seguito elenchiamo gli stati a cui si associano più frequentemente valori di ceruloplasmina alta:

  • Presenza di una gravidanza;
  • Presenza di uno stato infiammatorio acuto e/o cronico;
  • Cirrosi biliare primitiva;
  • Morbo di Alzheimer;
  • Artrite reumatoide;
  • Leucemia;
  • Assunzione di contraccettivi orali combinati;
  • Patologie neoplastiche;
  • Assunzione di estrogeni;
  • Linfoma di Hodgkin;
  • Colestasi;
  • Lupus eritematoso sistemico.

Vista la vasta gamma di possibili cause di questo aumento, si consiglia sempre di sottoporsi ad altri esami di controllo in quanto, come potete vedere, se i livelli della ceruloplasmina superano la soglia ritenuta normale la causa non è sempre e solo una intossicazione da rame, ma potrebbe essere molto più grave.

Cosa succede quando i valori risultano troppo bassi? 

Nel caso in cui, invece, i valori della ceruloplasmina scendono al di sotto dei limiti considerati normali, sono altre le condizioni che potrebbero aver determinato questa diminuzione, ad esempio:

  • Morbo di Wilson;
  • Malnutrizione;
  • Eccessiva somministrazione di zinco;
  • Sindrome di Menkes;
  • Malattie al fegato che compromettono la sintesi di questa proteina;
  • Sindrome di malassorbimento;
  • Sindrome nefrosica ed altre patologie renali;
  • Aceruloplasminemia.

In pratica, quando i livelli del rame aumentano, a causa di una delle condizioni di cui sopra, i livelli di ceruloplasmina diminuiscono perché la quantità di questa proteina non è proporzionale alla quantità del minerale che dovrebbe trasportare nel flusso per poi permetterne lo smaltimento.

Quali sono i fattori che possono andare ad influenzare l’esito dell’esame?

Oltre alle condizioni patologiche di cui abbiamo parlato, esistono altri fattori che possono andare ad influenzare i risultati degli esami per la ceruloplasmina. Tra questi fattori abbiamo soprattutto l’assunzione di alcuni farmaci, tra cui i seguenti:

  • Anticoncezionali per uso orale (come la pillola a base di estrogeni);
  • La carbamazepina;
  • L’acido valproico;
  • Il fenobarbital.

Questi ed altri farmaci possono inibire la produzione di questa proteina così importante. Quindi si consiglia di informare sempre il personale specializzato, nel caso in cui ne dovesse fare uso, prima di sottoporsi ad un esame di questo tipo, in modo da abbassare le probabilità di ottenere dei risultati sballati.

Ceruloplasmina e Morbo di Wilson

Il morbo di Wilson è una delle patologie più gravi e rare che sono coinvolte con un abbassamento dei livelli di ceruloplasmina. E’ il classico caso in cui si assiste ad un aumento spropositato del rame che si trova nel nostro organismo e che non si riesce a smaltire regolarmente.

Visto che la quantità di ceruloplasmina non è sufficiente per trasportare e favorire lo smaltimento del rame in eccesso, questo minerale andrà a depositarsi in alcuni siti cerebrali, ma anche nel fegato, nella cornea e nei reni, provocando, in questo modo, delle conseguenze drastiche.

Il morbo di Wilson è una malattia ereditaria piuttosto rara che si manifesta con una certa quantità di segni e sintomi. Tra i più comuni abbiamo:

  • Dolore addominale;
  • Affaticamento;
  • Anemia;
  • Ittero;
  • Nausea;
  • Difficoltà nel deglutire;
  • Difficoltà nel deambulare;
  • Tremore;
  • Disturbi della personalità e del comportamento.

Il medico, dopo aver riconosciuto questi sintomi ci sottoporrà alle analisi adeguate, attraverso le quali gli sarà possibile riscontrare le seguenti anomalie in sede di laboratorio (oltre, ovviamente, all’abbassamento della ceruloplasmina):

  • Aumento della concentrazione di metallo nelle urine;
  • Funzionalità alterate del fegato;
  • Riduzione del rame sierico.

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