Fattore Reumatoide Alto e Altissimo: Scopri Cosa Significa

Quando parliamo di fattore reumatoide ci riferiamo alla presenza di particolari anticorpi che hanno come funzione principale quella di attaccare altri tipi di anticorpi preposti alla difesa del nostro organismo.

Se il fattore reumatoide (FR) è alto, oltre quella che può essere considerata la soglia di guardia, con buona probabilità ci troviamo di fronte alla presenza di artrite reumatoide. Tuttavia, le condizioni non sempre sono consequenziali in quanto è possibile che il fattore reumatoide sia alto ma il paziente non è affetto dalla patologia. Mediamente solo il 70% dei pazienti mostra un’alterazione del fattore reumatoide (FR).

Si tratta infatti, come vedremo approfonditamente più avanti, di anticorpi che combattono altri altri anticorpi che sono invece preposti, correttamente, al funzionamento del sistema immunitario.

Cos’è il fattore reumatoide?

Tecnicamente è un autoanticorpo, ovvero un anticorpo che è diretto verso quelli che sono i tessuti del proprio organismo e che ha legami importanti con l’artrite reumatoide. Sono il fattore reumatoide e le immunoglobuline G (IgG) a concorrere a quella che è la formazione degli immunocomplessi direttamente coinvolti nel processo patologico dell’artrite.

Non è assolutamente detto che tutti i soggetti che sono colpiti da artrite reumatoide facciano registrare in seguito alle analisi del sangue la presenza di fattore reumatoide all’interno dell’organismo. L’assenza di questo parametro, tuttavia, non sta però ad indicare l’assenza anche della patologia: questo a significare che ci possono essere sicuramente casi in cui nonostante sia acclarata la presenza di artrite reumatoide, il test del fattore reumatoide potrebbe dare esito negativo.

Quali sono i valori normali e quando il fattore reumatoide è alto?

Per il fattore reumatoide i valori che si possono ritenere normali sono inferiori a 20 IU/mL. Alcuni laboratori e centri medici ritengono invece normale la soglia al di sotto dei 15 UI/mL, con minime differenze comunque sotto il piano clinico. Il fattore reumatoide viene misurato con quello che viene definito Reuma Test o RA-Test.

Questo test sfrutta una reazione di agglutinazione che avviene tra piccole particelle di lattice su cui vengono innestate delle immunoglobuline G umane. Se nel sangue del paziente è presente il fattore reumatoide allora si legherà alle immunoglobuline e quello che si potrà apprezzare è l’agglutinazione delle particelle di lattice. Il RA-Test consente sia di determinare la presenza del fattore reumatoide, sia la quantità.

Esistono, tuttavia, situazioni che possono causare interferenze anche significative in caso di alterazione di altri parametri come emoglobina, bilirubina ed eccesso di lipidi nel sangue.

Non esistono valori troppo bassi di fattore reumatoide

Dobbiamo ricordare inoltre il fatto che non esistono in alcun modo valori bassi per il fattore reumatoide. L’assenza completa del fattore reumatoide infatti non è segnale di alcun tipo di patologia in quanto siamo in presenza di un autoanticorpo la cui presenza non è normale né necessaria in un corpo in salute.

Per questo motivo valori anche di 0 risultanti dalle analisi del sangue per questo specifico anticorpo non devono destare alcun tipo di preoccupazione.Fattore reumatoide FR

Cosa vuol dire un Fattore Reumatoide (FR) alto?

Un fattore reumatoide alto, sopra la soglia dunque di 15-20 UI/mL è sempre o quasi da ricondursi a patologie come l’artrite reumatoide.

In alcuni casi il test può dare però falsi positivi, in quanto a causare la presenza del fattore potrebbero essere patologie che non sono collegate con l’artrite:

  • epatiti di tipo cronico;
  • infezioni virali di carattere cronico;
  • dermatomiosi;
  • mononucleosi;
  • sclerodermia;
  • Lupus Erimatoso Sistemico (LES);
  • leucemia.

Si tratta di casi che sono comunque estremamente residuali se paragonati con quelli di artrite reumatoide.

Cos’è l’artrite reumatoide e come si manifesta?

L’artrite reumatoide è una patologia di carattere infiammatorio, dall’eziologia purtroppo ancora sconosciuta, progressiva e che pare rientrare in quelle che vengono definite malattie autoimmuni.

Colpisce in modo principale le articolazioni sinoviali e può provocare sia deformazioni, sia dolore molto forte: in entrambi i casi la patologia può portare alla completa perdita della funzionalità dell’articolazione, con conseguenze che impattano in modo significativo sulla qualità della vita del soggetto che ne viene colpito.

Non c’è soltanto il fattore reumatoide come segnale e sintomo della possibile presenza di una patologia di questo genere. In genere si presentano in concomitanza:

  • dolore alle articolazioni che non può essere in alcun modo ricondotto a quelli che sono traumi oppure problemi di altro genere, anche patologico;
  • presenza di tumefazioni calde, ma che non arrossiscono;
  • difficoltà nel muovere le articolazioni;
  • alterazioni anche importanti nella postura delle articolazioni colpite;
  • presenza di noduli cutanei di tipo reumatoide.

L’infiammazione può inoltre colpire anche i tendini.

L’importanza delle analisi che individuano la presenza di fattore reumatoide deriva dal fatto che una diagnosi precoce può aiutare ad intervenire prima che si presentino i primi danni irreversibili. Nell’80% dei casi i soggetti che presentano FR sono infatti colpiti dalla patologia e la presenza dell’autoanticorpo può essere segnale, insieme agli altri sintomi, dell’inizio del decorso della patologia.

Insieme al fattore reumatoide si testa in genere la presenza anche degli anticorpi anti-citrullina (i cosiddetti anti-CCP), la VES (Velocità di Eritrosedimentazione) e la PCR (Proteina C-Reattiva). Negli ultimi tempi i percorsi diagnostici tesi ad individuare la presenza o meno di artrite reumatoide prediligono, sugli altri test, quello per individuare la presenza di anticorpi anti-citrullina o CCP.

Il decorso dell’artrite

La patologia può avere un decorso radicalmente diverso da paziente a paziente. Se in alcuni pazienti può essere il caso della presenza di sintomi lievi che tendono a scomparire da soli, per altri (e sono la larga maggioranza), la malattia finisce per progredire per tutta la vita.

Inoltre, secondo le statistiche mediche, l’artrite reumatoide riduce la longevità di chi ne è colpito per 3-12 anni.

Quando fare il test per il fattore reumatoide?

Il RA-test per il fattore reumatoide viene in genere richiesto quando già si sospetta la presenza di artrite reumatoide ed ha assunto soprattutto negli ultimi anni il carattere di un test di “conferma” piuttosto che di un test diagnostico vero e proprio.

La presenza dei sintomi sopracitati è in genere campanello d’allarme sufficiente per richiedere la conferma della presenza della patologia attraverso il test FR.

Come abbiamo detto sopra, il fatto che il test dia risultato negativo non significa necessariamente che l’artrite reumatoide non sia presente. Si può trattare infatti di uno dei casi (e sono circa il 20% secondo la letteratura medica) di artrite reumatoide che non fa registrare valori alti di fattore reumatoide.

Esiste una cura?

Le cure che riguardano l’artrite reumatoide sono in genere tese ad alleviare dolori e fastidi che sono provocati dalla patologia stessa. Non esistono nel momento in cui vi scriviamo dei farmaci in grado di bloccare completamente il decorso della malattia e neanche di correggerne il decorso verso esiti meno problematici.

I trattamenti prevedono in genere il ricorso a farmaci immunosoppressivi, come ad esempio il methotrexate, la ciclosporina, l’azatioprina.

Recentemente si è fatto anche ricorso a farmaci biologici, che sembrerebbero in grado dagli studi di agire in modo decisamente più selettivo, attaccando l’autoanticorpo specifico invece di agire come soppresso dell’intero sistema immunitario: tra questi è necessario citare Etanercept (Benepali®, Enbrel®), Adalimumab (Humira®) e Rituximab (Mabthera®).

Si tratta di farmaci che sono comunque non adatti alla cura fai da te e che devono essere somministrati nell’ambito comunque di un percorso terapeutico preparato dal nostro medico curante, date anche le interazioni violente di questi medicinali non solo con il nostro corpo, ma anche con altre possibili terapie farmacologiche che stiamo attualmente seguendo.

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