Ossiuri nelle feci: Come Riconoscerli ed Eliminarli

Gli ossiuri sono tra i principali vermi responsabili di parassitosi nell’essere umano, in particolar modo nei bambini che sono i più colpiti da questa infezione.

Il nome più corretto per identificare i vermi che infestano gli organismi pluricellulari, tra cui l’uomo, è elminti, che vengono suddivisi in tre categorie:

  • I platelminti, che come suggerisce il nome stesso sono vermi piatti di cui l’esponente sicuramente più noto, è la tenia, che colonizza l’intestino dove si sviluppa e si riproduce. Essendo un verme ermafrodita, possiede capacità di riprodursi in autonomia, per cui si insedia nell’intestino un solo esemplare e questo gli è valso l’appellativo di verme solitario;
  • Gli acantocefali sono elminti uncinati;
  • I nematodi sono, invece vermi cilindrici di lunghezza variabile. È a quest’ultimo gruppo che appartengono gli ossiuri.

I vermi nelle feci rappresentano un grosso problema anche per gli animali domestici, che vanno trattati di norma una volta all’anno, oltre che negli immediati mesi successivi alla nascita, in cui la quantità di vermi e di uova nel loro intestino è molto elevata.

La terapia farmacologica ha lo scopo di eradicare i vermi dall’intestino, ma questo traguardo non sempre viene raggiunto con successo, soprattutto nelle zone del mondo endemiche, per il pericolo di ricadute dopo la terapia.

Fortunatamente, gli ossiuri causano parassitosi comuni ma che non arrecano grossi danni e solitamente possono essere eliminati efficacemente con la giusta terapia.

In questa guida vi parlerò degli ossiuri, soffermandoci sul loro ciclo vitale, sui sintomi associati ad un’infezione generata da questi parassiti, su come si arriva ad una diagnosi e come si procede alla cura.

Cosa sono gli ossiuri?

Sono vermi cilindrici di colore biancastro, la cui lunghezza può arrivare a qualche centimetro. Pur essendo molto piccoli, gli esemplari maturi possono essere facilmente individuati anche ad occhio nudo.

Infatti, possiamo ritrovarli intorno all’ano oppure all’interno delle feci dei nostri bambini.

A differenzia di quello che accade in caso di infestazione da tenia, in cui è un singolo esemplare di tenia ad insediarsi nell’intestino, gli ossiuri colonizzano il tratto enterico a gruppi più o meno numerosi, attraverso l’ingestione delle uova. Queste ultime si distribuiscono nell’ambiente, sugli oggetti e, in condizioni ambientali temperate ed umide, riescono a sopravvivere indenni per diverse settimane. Non tollerano molto il clima troppo rigido o eccessivamente caldo.

I soggetti maggiormente colpiti sono di sicuro i bambini che con le mani distribuiscono le uova su tutto quello che toccano. Le uova una volta ingerite trovano nell’intestino un habitat ideale per schiudersi e liberare delle larve molto piccole, che nel giro di poche settimane crescono e acquisiscono capacità riproduttive deponendo a loro volta altre uova.

Gli ossiuri maschio fecondano le femmine e poi vengono degradati dagli enzimi digestivi intestinali ed eliminati con le feci.

Gli esemplari femmina, invece, migrano verso l’ano fino a raggiungere l’esterno, dove vi è la quantità di ossigeno necessaria per deporre le uova. Di solito all’altezza di questo orifizio vi sono le uova ma non sono rari casi in cui troviamo anche dei vermi all’interno delle feci visibili ad occhio nudo. Prima della deposizione, si attaccano alla mucosa dell’intestino e si nutrono di parte del cibo ingerito dall’ospite per poter consentire lo sviluppo delle uova.

Hanno una morfologia molto semplice, sono infatti costituiti da una testa in cui troviamo la capsula boccale, delle vescicole e l’esofago, segue il bulbo, un piccolo intestino, il sistema riproduttivo e l’ano.

Si tratta di parassiti molto diffusi nelle zone temperate ed umide, in quanto presenta il clima ideale perché le uova resistano per periodi di tempo anche abbastanza lunghi fuori dal loro ospite. Non sono vermi endemici solo delle zone sottosviluppate del mondo, anche se condizioni igieniche sfavorevoli giocano un ruolo a favore della contaminazione da parte degli ossiuri.

Quali sono i sintomi delle ossiuriasi?

Gli ossiuri si insediano principalmente nell’intestino dei bambini, come anticipato precedentemente. I sintomi dell’ossiuriasi sono tuttavia gli stessi sia negli adulti sia nei pazienti in età pediatrica.

Il disturbo principale è senza dubbio un forte prurito nella zona anale e perianale, che diventa particolarmente intenso durante la notte e che rende il bambino piuttosto irritabile e nervoso. Il tutto può essere accompagnato da senso di gonfiore, di nausea, e talvolta da diarrea protratta e, almeno apparentemente, immotivata.

Nelle bambine, così come nelle donne, a tutto questo si aggiungono anche fastidi vaginali e infezioni delle basse vie urinarie, come cistiti e uretriti. Questo è spiegato dalla vicinanza dell’ano alla mucosa vaginale e alla facilità che hanno larve e vermi adulti di migrare da una zona all’altra.

Come si diagnostica l’ossiuriasi?

Molto importante è l’anamnesi da parte del medico, cioè l’analisi dei sintomi riportati dal paziente o dai genitori del bimbo interessato. Una mamma, infatti, che riferisce al pediatra che vede spesso il proprio figlio grattarsi nella zona dell’ano o che addirittura ha visivamente osservato la presenza di vermi bianchi nelle feci, è già un grosso passo verso la diagnosi di ossiuriasi. Naturalmente il tutto va accompagnato da test specifici per accertare la presenza di ossiuri e stabilire la terapia.

L’analisi parassitologica di un campione di feci riesce a determinare la presenza di ossiuri adulti o di larve.

Lo scotch test, invece, è un tipo di esame molto semplice da fare e relativamente poco invasivo. Si procede applicando del nastro adesivo nella zona anale del bambino, al mattino dopo il suo risveglio. Lo scotch viene osservato al microscopio, e l’operatore sarà in grado di distinguere le uova che sono state deposte durante la notte.

Quali farmaci vengono usati per la cura?

I medici e i pediatri si avvalgono di uno schema terapeutico che consiste nella somministrazione di un farmaco antielmintico in una dose unica, da ripetere nello stesso modo dopo due settimane in quanto i farmaci in questione sono estremamente efficaci su larve e vermi adulti ma non arrecano nessun danno alle uova, che dopo due settimane si schiudono ricominciando un nuovo ciclo e infettando nuovamente l’ospite. Al trattamento vengono sottoposti anche i familiari e chiunque sia stato in contatto con il paziente, in modo tale da non essere più veicolo di infezione.

I farmaci in questione sono:

  • Vermox® il cui principio attivo è il mebendazolo. Si tratta di un farmaco ben tollerato in quanto viene assorbito solo una minima parte della dose somministrata, e di questa quasi tutta viene legata dalle proteine plasmatiche e metabolizzata rapidamente a metaboliti inattivi ad opera del fegato. L’assorbimento però, aumenta se la somministrazione è accompagnata da un pasto ricco di grassi, diminuendo la quantità di mebendazolo che agisce nell’intestino sui parassiti. Ecco perché si consiglia sempre somministrarlo lontano dai pasti principali. Inoltre, l’efficacia del farmaco è legata al tempo di transito intestinale e all’entità dell’infestazione.

Il dosaggio va aggiustato in base al peso del bambino per il quale il farmaco viene formulato in soluzione orale, mentre per gli adulti è presente in compresse.

  • Combantrin®, il cui principio attivo è il pirantel pamoato. Si tratta di un antielmintico ad ampio spettro, che agisce paralizzando il verme fino alla morte;
  • Zentel®, il cui principio attivo è l’albendazolo. Si tratta di un farmaco ad ampio spettro, infatti viene impiegato anche in altri tipi di parassitosi oltre che nell’ossiuriasi.

Naturalmente sarà il medico a decidere quale farmaco sia più adatto al singolo caso. Va ricordato che gli ossiuri sono dei parassiti e non dei batteri, per cui gli antibiotici non sono efficaci per debellarli.

Prevenzione

Come già ampiamente detto, le uova si insediano sugli oggetti, nei tappeti, negli indumenti intimi, sopravvivono molti giorni ma non sopportano climi estremi. È opportuno lavare spesso le mani e gli indumenti ad alte temperature, non portare nulla alla bocca, soprattutto le mani e le unghie, sotto le quali le uova dimorano in grosse quantità.

È buona norma, una volta accertata l’ossiuriasi, avvertire tutti coloro che sono stati in contatto con il paziente, in modo che facciano gli esami di rito e intraprendano, qualora necessario, la dovuta terapia.

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