TPHA Positivo e Negativo: come interpretare i valori?

Attraverso un semplice prelievo ematico è possibile valutare diversi parametri che riguardano il nostro stato di salute, con gli esami del sangue che continuano ad essere uno degli strumenti diagnostici più importanti.

Tra i possibili esami troviamo anche il TPHA, un esame di screening fondamentale per arrivare la diagnosi della sifilide.

Che cos’è il TPHA? Come funziona? Come vanno interpretati i risultati di questo esame? Cosa vuol dire quando è positivo? e quando è negativo? Ci sono dei fattori che possono influenzarne l’esito?

In questo articolo proveremo a rispondere a tutte le tue domande sull’argomento, cercando di fornirti un quadro dettagliato su questo specifico test.

Prima di iniziare la nostra trattazione è doveroso fare una premessa sulla sifilide e sulle sue modalità di manifestazione e progressione.

Che cos’è la sifilide? Come progredisce?

Visto che in questo articolo parleremo di un esame di screening per la diagnosi della sifilide, è il caso di fare una breve spiegazione della malattia che ormai colpisce il nostro organismo da centinaia di anni.

Sicuramente sarai già a conoscenza del fatto che questa è una delle più diffuse malattie a trasmissione sessuale, e avrai letto di personaggi importanti sui libri di storia che sono morti proprio a causa di questa condizione patologica

L’infezione che sta alla base della sifilide è causata da un batterio particolare che una una caratteristica forma a spirale ed è conosciuto come Treponema pallidum.

Il contagio della sifilide avviene ogni volta che questo particolare batterio entra nell’organismo di un individuo sano, ad esempio attraverso un’erosione cutanea o durante un rapporto sessuale.

La sifilide, inoltre, può essere contratta anche con il contatto diretto con il sangue di chi ne è già affetto, ad esempio con la trasfusione del sangue infetto, con la condivisione di oggetti o di campioni infetti (come un rasoio da barba o una siringa) e, infine per via transplacentare, cioè dalla madre al feto.

In pratica, per contrarre questa malattia è sufficiente entrare in contatto con i liquidi corporei di chi è già malato, siano essi sanguigni o delle mucose.

Una volta che il batterio responsabile della sifilide raggiunge il torrente ematico, può arrivare a qualsiasi altra parte del corpo, causando problemi molto seri. Questa malattia si divide in quattro fasi principali, ossia:

  • Sifilide primaria (o lue primaria): le prime manifestazioni della malattia iniziano a comparire dopo un periodo di incubazione del batterio che dura circa un mese durante il quale non si manifestano dei sintomi ben precisi che fanno pensare alla patologia. Durante questa incubazione, però, il batterio si moltiplica e dopo una quarantina di giorni iniziano a comparire i primi sintomi con la manifestazione del sifiloma primario. Questo sifiloma, in sostanza, è una piccola ulcerazione che generalmente non provoca dolore e viene a formarsi proprio nel punto in cui la cute è entrata a contatto con il batterio (ad esempio nella vagina o sul pene se il contagio è avvenuto tramite rapporto sessuale). Potrai riconoscere il sifiloma proprio per il suo aspetto caratteristico, dal colore rossastro e dalla consistenza piuttosto dura. A meno che non sia presente anche il virus dell’HIV nell’organismo, la ferita che si è formata regredisce nel giro di un mese o poco più e, di solito, non provoca né dolore, né prurito;
  • Sifilide secondaria (o lue secondaria): una volta che il sifiloma è guarito ed è scomparso (quindi dopo 4-6 settimane dalla sua comparsa), inizia a manifestarsi un quadro sintomatologico più eterogeneo, caratterizzato da febbre, eruzioni cutanee diffuse, ingrossamento dei linfonodi, astenia, perdita di capelli, mal di gola, mal di testa, e tanti altri possibili disagi che portano ad una sensazione di malessere generale. Inoltre, sulla pelle delle braccia e del tronco, inizieranno a formarsi delle piccole macchie rosse, conosciute in ambito medico con il nome di sifilodermi eritematosi. Queste macchie non provocano prurito a chi ne soffre, ma si estendono per tutto il corpo e impiegheranno almeno due mesi per scomparire. Nel momento in cui termina questa fase secondaria, si può iniziare a parlare di sifilide recente, una condizione che può durare fino a sei anni. Finita la fase secondaria, inoltre, la malattia ha tre diverse possibilità di evoluzione: il paziente guarisce in modo spontaneo (accade molto raramente), entrare nella fase latente, oppure entrare in una fase molto più grave, conosciuta come sifilide terziaria.
  • Sifilide latente: in tal caso la malattia smette di manifestarsi, non ci sono più sintomi e possiamo individuare la presenza della sifilide solo attraverso un esame del sangue che valuta la presenza del Treponema nel siero ematico;
  • Sifilide terziaria (o lue terziaria): come abbiamo già detto questa è la fase più grave che si può attraversare quando si è affetti da sifilide. E’ conosciuta anche come sifilide tardiva sintomatica e si manifesta non solo a livello cutaneo, ma anche a livello viscerale, coinvolgendo gli organi nervosi e cardiovascolari. A questo punto la malattia ha preso il totale controllo del corpo e può raggiungere qualsiasi organo, sia esso parte dell’apparato digerente o degli altri sistemi. Questa condizione può anche aggravarsi a tal punto da essere fatale per l’individuo.

Ora che ti abbiamo spiegato in modo dettagliato come si contrae e come si manifesta la sifilide, possiamo occuparci dell’argomento centrale del nostro articolo: il TPHA, uno degli esami più importanti che vengono fatti in caso di sospetto della sifilide.

Che cos’è il TPHA?

Come abbiamo già accennato, il TPHA è un esame importantissimo da farsi nel caso di diagnosi, o di sospetto, della sifilide. La sigla TPHA sta ad indicare il Treponema Palliduma Haemagllutination Assay e si tratta di un test treponemico.

In questo test, vengono messi in evidenza gli anticorpi anti-treponema, attraverso un processo di agglutinazione di emazie che sono state precedentemente sensibilizzate con specifici antigeni.

Abbiamo a che fare con un test scarsamente utile se viene fatto nella prima fase della malattia. Infatti, esso si positivizza solo dopo la decima settimana dall’infezione e rimarrà positivo per il resto della vita del paziente, indipendentemente da eventuali trattamenti farmacologici.

Quando viene prescritto questo esame?

Intuibilmente, il medico riterrà opportuno prescriverti questo esame nel momento in cui si sono manifestati i sintomi della malattia (di cui abbiamo già parlato nei paragrafi precedenti), combinandolo, però, insieme ad altri esami di cui parleremo meglio in seguito.

Infatti, in un certo senso, possiamo dire che questo esame assume una certa importanza solo se viene effettuato insieme ad altri, in modo tale da ingrandire il nostro quadro clinico, anche perché, come abbiamo detto, non ci aiuta nemmeno a monitorare l’andamento della cura eventuale.

Come funziona l’esame del TPHA?

Visto che stiamo parlando di un esame che prevede di andare a localizzare gli anticorpi anti-treponema nel flusso sanguigno, sicuramente dovrai sottoporti ad un prelievo ematico per raggiungere questo scopo.

Così come accade per le analisi del sangue di routine, ti verranno prelevate delle provette di sangue, generalmente da una vena del tuo braccio. Queste, in seguito, verranno analizzate dal laboratorio di analisi di competenza.

Per quanto riguarda la preparazione all’esame, ti consigliamo di presentarti in sede di laboratorio in seguito alle 8 ore di digiuno notturno, avendo bevuto una piccola quantità di acqua.

Per qualsiasi altro tipo di informazione ti consigliamo di rivolgerti direttamente al personale di laboratorio che ti illustrerà tutte le norme da seguire prima di fare il prelievo di cui sopra.

Ci sono altri esami da combinare con il TPHA?

Quindi, l’esame del TPHA, per avere un’utilità nettamente superiore, deve essere combinato con altri esami per la sifilide. Tra questi troviamo soprattutto il test del VDRL (sigla di Veneral Disease Research Laboratory) che ci aiuta a diagnosticare la presenza della sifilide.

Più che parlare di esami diagnostici veri e propri, si tratta di esami di screening che risultano particolarmente indispensabili nel momento in cui c’è il dubbio (o il sospetto) che un individuo sia affetto dalla malattia.

Come abbiamo già detto, il TPHA non è particolarmente utile nella fase iniziale della sifilide. A questo punto il VDRL si è dimostrato più vantaggioso, soprattutto per individuare la seconda fase della patologia.

Infatti, il VDRL, inizia a risultare positivo già da un periodo che va dagli otto ai quindici giorni dalla comparsa del sifiloma, quindi sin dalla fase iniziale della malattia.

Il VDRL, inoltre, ci aiuta anche a monitorare l’andamento di un eventuale trattamento farmacologico in quanto si negativizza in seguito ad una terapia efficace.

Allo stesso modo del TPHA, anche il VDRL prevede di fare un prelievo ematico, tuttavia questo esame può anche assumere dei valori falsi positivi in presenza di alcuni fattori che ne modificano il risultato (ad esempio una condizione di gravidanza o di tossicodipendenza)

Anche con il TPHA possiamo andare incontro a dei risultati falsi positivi, ma ci occuperemo di questo in modo più dettagliato, nei prossimi paragrafi.

In pratica abbiamo a che fare con due esami importantissimi, ognuno dei quali presenta il vantaggio della specificità (nel caso del TPHA) o della sensibilità (nel caso del VDRL).

Come si valutano i risultati del TPHA?

Il risultato del TPHA viene valutato positivo (quando la sifilide è stata contratta) o negativo nel caso di un paziente sano (o nel caso in cui l’esame sia stato fatto troppo precocemente).

Per avere un quadro completo, però, di seguito ti mostriamo come devono essere interpretati i risultati del VDRL e del TPHA combinati:

  • VDRL POSITIVO e TPHA NEGATIVO: un risultato del genere, nella maggior parte dei casi ci mette di fronte ad una falsa positività. Tuttavia, se ci sono dei sospetti per quanto riguarda un recente contagio, ti consigliamo di ripetere l’esame dopo un paio di settimane per dare tempo alla TPHA di “positivizzarsi”;
  • VDRL NEGATIVO e TPHA POSITIVO: in presenza di un risultato del genere, probabilmente, si è di fronte ad un caso di sifilide che è stato trattato in passato, o più raramente in fase latente della malattia. Ti consigliamo comunque di sottoporti ad un test di conferma per escludere eventuali casi di falsa positività;
  • VDRL NEGATIVO e TPHA NEGATIVO: un risultato del genere esclude totalmente la diagnosi della sifilide. Se ci sono dei sospetti per quanto riguarda un recente contagio, ti consigliamo di ripetere gli esami dopo qualche settimana o di eseguire il test FTA-ab;
  • VDRL POSITIVO e TPHA POSITIVO: un risultato del genere ci conferma il sospetto della sifilide. Se il VDRL è inferiore a 4 e TPHA è inferiore a 1280, tale situazione potrebbe indicare una vecchia forma che è già stata trattata. In ogni caso ti consigliamo di sottoporti ad ulteriori test.

Ci sono dei fattori che possono influenzare l’esito dell’esame?

Così come accade per la maggior parte degli esami del sangue, anche in questo caso possono subentrare dei fattori che ci portano ad ottenere dei risultati falsi positivi. Tra questi ricordiamo soprattutto quelli citati in seguito:

  • Quando il paziente ha una mononucleosi in corso;
  • In presenza di malattie del fegato, come l’epatite;
  • In presenza di malattie autoimmuni, ad esempio il lupus eritematoso sistemico.

Quindi, per evitare di ottenere dei risultati sballati che ti portano, di conseguenza, ad una diagnosi sbagliata, ti consigliamo di informare sempre e comunque il tuo medico prima di sottoporti all’esame, così che potrà tener conto della tua situazione in sede di analisi.

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