Mutazione MTHFR: cos’è e come si trasmette?




Il gene MTHFR codifica per un enzima chiamato metilentetraidrofolato reduttasi coinvolto nella trasformazione del 5,10-metilentetraidrofolato in 5-metiltetraidrofolato, una molecola che consente la rimetilazione dell’omocisteina in metionina utilizzando la vitamina B12 come cofattore.

La conversione dell’omocisteina in metionina è una tappa metabolica molto importante perché elevati livelli di questa sostanza nel sangue (iperomocisteinemia) sono da mettere in relazione con l’aumento del rischio cardiovascolare ed altre patologie correlate.

Questo gene può essere oggetto di rare mutazioni genetiche che vengono trasmesse con una modalità recessiva, cioè vuol dire che la malattia può esprimersi fenotipicamente quando il genotipo è omozigote (possiede entrambi gli alleli mutati); mentre se è eterozigote si dice portatore sano. Queste mutazioni possono causare la perdita di attività dell’enzima MTHFR e causare elevati livelli di omocisteina nel sangue e allo stesso tempo una riduzione dei livelli di acido folico plasmatico.

Nella popolazione europea la malattia si manifesta nel 3.5% della popolazione con una condizione di eterozigosi di circa il 45%, dunque soggetti portatori sani, e di omozigosi nel 12% quindi individui che manifestano la patologia.

Cosa provoca questa malattia?

Le mutazioni a carico dell’enzima MTHFR sono responsabili di una serie di effetti dannosi per la nostra salute che possono manifestarsi già in fase di sviluppo fetale oppure fare la loro comparsa in età adulta.




  • Aumento dei livelli plasmatici di omocisteina. Attualmente, sono note circa 40 diverse mutazioni genetiche a carico di MTHFR. Le persone affette da questo disturbo non riescono a trasformare l’omocisteina in metionina e come risultato si ha il suo accumulo all’interno del sangue. In casi molto gravi, l’omocisteina si può ritrovare anche nelle urine determinando una condizione nota come omocisteinuria. L’aumento plasmatico dei livelli di omocisteina rende l’organismo più suscettibile ad andare in contro a disturbi cardiovascolari ed episodi trombotici;

  • Anencefalia. Diverse varianti, chiamati polimorfismi del gene MTHFR sono stati associati ad un aumentato del rischio di comparsa di difetti a carico del tubo neurale, un gruppo di difetti che si manifestano alla nascita e che si verificano durante lo sviluppo fetale del cervello e del midollo spinale. L’anencefalia è uno dei disturbi più comuni che si manifesta in caso di mutazione a carico di questo gene e gli individui che ne sono affetti risultano mancanti di alcune parti del cervello e sono mancanti, o non completamente formate anche le ossa craniche;
  • Spina bifida. Questa è un’altra condizione provocata da mutazioni a carico del gene MTHFR. Si tratta anch’essa di un difetto a carico del tubo neurale e coloro che ne sono affetti hanno le ossa della colonna vertebrale non completamente chiuse intorno ai nervi del midollo spinale in via di sviluppo. Il risultato di tutto questo è che una parte del midollo spinale può sporgere attraverso un’apertura nella colonna vertebrale e causare danni permanenti alle terminazioni nervose. Tuttavia, questa condizione può verificarsi anche in presenza di deficit nutrizionale di folati, motivo per il quale alle donne che stanno pianificano una gravidanza e per i mesi successivi è fortemente consigliato assumere l’acido folico come integratore alimentare;
  • Altri disturbi. Molti polimorfismi nel gene MTHFR sono stati studiati come possibili fattori di rischio per una varietà di patologie. Questi includono malattie cardiache, ictus, pressione alta (ipertensione), preeclampsia (aumento della pressione sanguigna in gravidanza), glaucoma, disturbi psichiatrici e alcune forme particolari di cancro. In particolare, il polimorfismo C677T del gene MTHFR è stato suggerito come potenziale fattore di rischio per la labiopalatoschisi, un difetto della nascita in cui vi è una spaccatura nel labbro superiore ed un’apertura nel tetto della bocca.

Diagnosi

La diagnosi di questa mutazione si può effettuare con due modalità: identificando il livello di omocisteina nel sangue sottoponendosi ad una semplice analisi del sangue (diagnosi tradizionale) oppure avvalendosi delle moderne tecniche di biologia molecolare (diagnosi molecolare). L’esame prevede un semplice prelievo di sangue che avrà lo scopo di analizzare e tipizzare le mutazioni a carico del gene MTHFR.

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