Anticorpi Anti-Tireoperossidasi Alti: Valori Soglia, Cause e Sintomi

Che cosa sono esattamente gli anticorpi anti-tireoperossidasi (TPO)? In quali patologie si riscontrano alti valori di questi anticorpi? Come si fanno gli esami per individuarne i livelli? Qual è l’obiettivo di questi anticorpi?

Innanzitutto, stiamo parlando di un esame del sangue particolarmente importante per la diagnosi di malattie autoimmuni che colpiscono la tiroide che costituisce uno dei più importanti strumenti diagnostici che il medico ha a disposizione per analizzare lo stato della vostra ghiandola.

Talvolta è possibile trovare, dalle analisi di individui affetti da un certo tipo di malattia, degli anticorpi tiroidei anomali, tra cui gli anticorpi anti-tireoperossidasi, che talvolta sono indispensabili per la stessa diagnosi.

Cosa sono gli anticorpi anti-tireoperossidasi?

Si tratta di un certo tipo di anticorpi che vengono prodotti dal nostro stesso l’organismo contro la ghiandola tiroidea.

Se i valori di questi ormoni risultano alti vuol dire che stanno aggredendo la ghiandola, provocandone un malfunzionamento che potrebbe aggravarsi.

Più precisamente questi anticorpi sono rivolti contro un enzima ben preciso, responsabile della produzione degli ormoni della tiroide (chiamato tireoperossidasi).

Gli anticorpi anti-tireoperossidasi (TPO) sono anche indicati con altri nomi, ad esempio: anti TPO, anticorpi anti-perossidasi tiroidea o AbTPO.

Quali sono i valori normali degli anticorpi anti tireo-perossidasi? E come si dosano?

Come per tanti altri valori che coinvolgono la ghiandola tiroidea, anche questo genere di anticorpi anomali va analizzato tramite prelievo ematico.

Questo tipo di analisi non richiede nessuna preparazione specifica come accade per diversi prelievi del sangue (ad esempio il digiuno).

I valori che generalmente sono considerati normali in ambito medico sono quelli inferiori a 35 UI/ml

Se i risultati dell’esame sono negativi, significa che gli anticorpi sono assenti in quell’istante nel flusso sanguigno, tuttavia non bisogna sottovalutare il fatto che la presenza di una malattia autoimmune potrebbe anche non manifestarsi in questi termini.

Infatti, c’è da considerare che una certa percentuale di pazienti affetti da malattia autoimmune della tiroide riportano l’assenza totale di anticorpi anti-tireoperossidasi.

Quando viene richiesto l’esame?

Generalmente l’esame viene richiesto per verificare se nell’organismo si stia sviluppando una malattia autoimmune della tiroide, oltre a questo abbiamo altri motivi che ci spingono a sottoporci a queste analisi, tra cui:

  • la presenza del gozzo;
  • il fatto che la tiroide può essere coinvolta durante il progresso di altre patologie non tiroidee, quindi possiamo fare l’esame per verificarne la presenza (o l’assenza);
  • possiamo farlo come esame follow-up per completare la diagnosi di altre disfunzioni tiroidee;
  • se una donna incinta è affetta da una malattia autoimmune tiroidea, il medico può verificare, tramite questo esame, se anche il bambino è a rischio.

Nella pratica clinica, quando si ricercano possibili malattie autoimmuni alla tiroide, vengono dosati altri anticorpi tiroidei come gli anticorpi anti-tireoglobulina e gli anticorpi anti-recettore della tireotropina (TRAb).Anticorpi anti perossidasi

Anticorpi anti-tireoperossidasi Alti: le cause

Se i valori superano  35 UI/mL corriamo il rischio di avere una malattia autoimmune della tiroide, la probabilità aumenta con l’aumentare dei valori. Le patologie e le conseguenze che sono più frequentemente correlate a questo tipo di risultato sono le seguenti:

  • aborto spontaneo;
  • parto prematuro;
  • insuccesso della fecondazione in vitro;
  • pre-eclampsia;
  • gozzo;
  • tiroidite linfocitaria;
  • anemia perniciosa;
  • aumento del rischio di avere un tumore al colon;
  • Lupus eritematoso sistemico (LES);
  • mixedema;
  • anemia emolitica autoimmune;
  • artrite reumatoide;
  • ipotiroidismo;
  • Miastenia gravis;
  • tiroidite granulomatosa;
  • Tiroidite di Hashimoto;
  • Sindrome di Sjogren.

Inoltre, nel caso in cui i valori elevati siano il risultato delle analisi di una donna in dolce attesa, c’è il rischio che il neonato o il feto contragga un ipotiroidismo o ipertiroidismo.

Quali sono i fattori che possono influenzare l’esito dell’esame?

I fattori che influenzano l’innalzamento del valore di questo tipo di analisi sono i seguenti:

  • il sesso (le donne sono più soggette a riscontrare dei risultati al di sopra della soglia);
  • l’aumentare dell’età anagrafica.

Quali sono i sintomi che ci portano a fare l’esame degli anticorpi anti-tireoperossidasi?

Il medico potrebbe ritenere necessario prescriverci queste analisi dopo che si sono verificati dei sintomi nel paziente che possiamo suddividere in base alla presenza degli ormoni tiroidei nel sangue.

In caso di eccesso di ormoni tiroidei:

  • aumento della frequenza cardiaca;
  • affaticamento;
  • ansia;
  • esoftalmo (occhi sporgenti);
  • insonnia;
  • improvviso dimagrimento;
  • sudorazione;
  • tremori.

In caso di carenza degli ormoni tiroidei, i sintomi sono invece i seguenti:

  • presenza del gozzo;
  • aumento del peso corporeo;
  • affaticamento;
  • caduta dei capelli (alopecia);
  • secchezza della pelle;
  • costipazione;
  • intolleranza al freddo.

Questi sintomi che sono da collegarsi ai livelli alti o bassi di ormoni tiroidei che potrebbero far pensare ad una produzione anomala di anticorpi tiroidei.

Anticorpi anti-tireoperossidasi e gravidanza

Nel caso in cui una donna gravida abbia già delle disfunzioni tiroidee e/o una malattia autoimmune tiroidea, bisogna prestare massima attenzione, tanto per la salute della gestante quanto per quella del bambino.

Il rischio maggiore, infatti è quello che gli anticorpi attraversino la placenta causando al piccolo problemi come l’ipotiroidismo e l’ipertiroidismo.

Anticorpi anti-tireoperossidasi e Tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto è una malattia autoimmune della tiroide. Tra gli anticorpi coinvolti in questa patologia abbiamo proprio gli anticorpi anti-tireoperossidasi.

La sintomatologia di questa malattia è molto varia, e talvolta è probabile che non si manifestino i sintomi. Essendo una malattia in cui si verifica un’eccessiva produzione di anticorpi anti-tireoperossidasi, i sintomi comprendono sempre ipertiroidismo e ipotiroidismo, qualora dovessero manifestarsi.

Per questo motivo le analisi del sangue per evidenziare i valori di questi anticorpi sono molto utili nella diagnosi della sindrome di Hashimoto, le cui cause non sono ancora del tutto note.

Quali sono le cure indicate per il trattamento di valori alti di questi anticorpi?

Una volta che abbiamo effettuato l’esame ematico e ne dovesse risultare una produzione eccessivamente alta di anticorpi anti-tireoperossidasi, il compito principale del medico sarà quello di capire esattamente da dove deriva questo squilibrio.

Nel caso in cui il valore sballato derivi da una patologia autoimmune della tiroide, il medico ci potrebbe prescrivere una terapia sostitutiva per far fronte al malfunzionamento della tiroide che ne potrebbe conseguire. In sostanza, gli anticorpi elevati aiutano il medico principalmente nella diagnosi.

Si deve tenere sotto controllo lo stato della ghiandola tiroidea, in quanto, essendo continuamente aggredita dagli anticorpi, tenderà a rimpicciolirsi e a non svolgere le sue funzioni in modo ottimale. In pratica bisogna preoccuparsi più delle conseguenze che ne potrebbero derivare, che del valore stesso.

In conclusione non bisogna sottovalutare la produzione di anticorpi da parte della ghiandola tiroidea in quanto si tratta di un vero e proprio errore di produzione del nostro organismo.

Sottovalutare i livelli troppo alti di anticorpi anti perossidasi comporterebbe, come abbiamo detto, un grave danno alla tiroide, con conseguenze anche molto gravi, per cui è indispensabile chiedere il parere di un medico specialista in endocrinologia.