Alfafetoproteina Alta: Sintomi e Cause

L’alfa-feto proteina è una proteina che viene sintetizzata dal fegato e dal sacco vitellino durante le fasi di sviluppo fetale ed embrionale. Questa proteina è presente nel sangue del nascituro in quantità elevate a partire dal secondo trimestre di gravidanza così da essere rivelata anche nel siero materno.

Dal momento del parto in poi, la sua concentrazione plasmatica inizia scemare rapidamente tanto da ritrovarsi solo in piccole tracce nelle donne e nei bambini sani. Il gene responsabile della sua espressione è l’AFP localizzato sul braccio q del cromosoma 4.

alfafetoproteina

 Fonte foto: nutricionnatural.info

Quando fu scoperta per la prima volta si pensava che l’alfafetoproteina fosse la forma fetale dell’albumina, la più abbondante delle proteine plasmatiche.

Solo successivamente si fece chiarezza sulla sua struttura e sulle funzioni svolte all’interno dell’organismo.

Funzioni dell’alfa-feto proteina

L’alfafetoproteina (AFP) è la proteina più abbondante nel plasma del feto e i suoi livelli plasmatici si riducono progressivamente dopo il parto.

Gli individui adulti hanno valori normali di questa proteina intorno agli 8-12 mesi d’età, età nella quale la sua concentrazione si stabilizza definitivamente.

Attualmente, la funzione svolta da questa proteina negli adulti resta sconosciuta.

Nei topi femmina questa proteina è capace di legarsi agli estrogeni e di ostacolare il loro trasporto attraverso la barriera placentale in modo da impedire la virilizzazione dei feti.

Nella donna tutto questo non avviene, pertanto il suo ruolo nello sviluppo fetale resta ancora poco chiaro.

Il dosaggio di questo ormone nel sangue ha due funzioni molto importanti. Nelle donne in gravidanza viene utilizzato come screening di controllo per eventuali malformazioni congenite a carico del tubo neurale come la spina bifida o l’anencefalia, oppure è utile per diagnosticare la trisomia del 21 o Sindrome di Down.

L’esame che si esegue insieme all’estriolo e al β-hCG prende il nome di tri test e si esegue tra la quindicesima e la ventesima settimana di gravidanza.

Negli adulti e nei bambini, invece, funge da marker tumorale per alcune tipologie specifiche.

Quando si considera alta l’alfafetoproteina?

I valori di riferimento per un l’uomo e la donna sono di circa 6.0 ng/mL e questi valori devono rimanere molto bassi.

Nelle donne in gravidanza, invece, si assiste ad un aumento dei valori in quanto esso viene prodotto dal feto.

Il dosaggio dell’alfa fetoproteina può essere richiesto dal medico in diverse situazioni:

  • quando si sospetta che il paziente possa essere affetto da cancro al fegato, cancro ai testicoli o alle ovaie. Il medico infatti potrà suggerire di sottoporsi a questo esame se alla palpazione dell’addome dovessero essere avvertiti dei grumi sotto le mani;
  • quando vi è una storia familiare di cancro a fegato, alle ovaia o ai testicoli;
  • può essere prescritto per monitorare l’andamento del tumore oppure per valutare la sua risposta ai trattamenti farmacologici;
  • per seguire pazienti affetti da cirrosi epatica o epatopatia cronica. Infatti, questo esame è anche prescritto per valutare il rischio di carcinoma epatocellulare quando il paziente è affetto da una questo tipo di malattie.

Se si ha un aumento dei livelli di AFP e non si è donne in gravidanza allora con molta probabilità ci troviamo difronte ad una neoplasia anche se non è detto che il cancro al fegato, ai testicoli e alle ovaia producano sempre alfa fetoproteina. Infatti, elevati livelli si riscontrano in stomaco, polmone, mammella e alcuni tipi di linfoma.

L’alfafetoproteina può essere utilizzata anche per monitorare la risposta del paziente al trattamento farmacologico con chemioterapici: se la concentrazione plasmatica di AFP dopo il trattamento inizia a diminuire allora vuol dire che i farmaci stanno avendo effetto nella riduzione della sua secrezione al contrario il tessuto neoplastico è ancora in fase secernente.

Se, al contrario, le concentrazioni di alfafetoproteina non diminuiscono allora è probabile che il cancro non risponda alla terapia.

Alfa-fetoproteina e gravidanza

Il nome stesso di questa proteina richiama la gravidanza ed il feto in particolare, essendo una delle proteine “nuove” che viene prodotta durante l’arco gestazionale.

Il suo valore nel circolo sanguigno è strettamente collegato al calcolo dell’età di gestazione fetale.

Infatti, nel caso quest’ultima non fosse stata calcolata in maniera precisa dal ginecologo vi è il rischio di considerare troppo alti o troppo bassi i valori di alfafetoproteina.

Nel siero materno la sua concentrazione inizia ad aumentare esponenzialmente fino alla 32a settimana per poi scemare lentamente e dimezzandosi pochi giorni dopo il parto.

Se si riscontrano valori elevati nelle donne in gestazione, le cause possono essere le seguenti:

  • problema alla placenta, l’organo che rifornisce il feto di ossigeno e nutrienti;
  • malformazioni fetali (anomalie cromosomiche);
  • neoplasia o malattia epatica della madre.

Una volta riscontrati questi valori la prima cosa che il medico vi suggerirà di fare è sicuramente quella di sottoporsi ad un’ecografia addominale per individuare sia possibili anomalie al fegato della madre sia eventuali disturbi al feto.

In secondo luogo, se le condizioni lo consentono è possibile che il medico decida di misurare con un amniocentesi i livelli di AFP presente nel liquido amniotico.

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Autrice e fondatrice del blog Salutarmente.it. Laureata in Farmacia con lode, da sempre appassionata da tutto ciò che riguarda la salute, l'alimentazione e il benessere.

2 COMMENTI

  1. Buongiorno,
    sono un uomo di 60 anni, ho fatto delle analisi dopo un’ascite che via via con le cure si è risolta al meglio.
    Se pur precedentemente non ho avuto sintomi, mi è soppravvenuta all’istante (dalla mattina alla sera).
    Pur tuttavvia, appunto in seguito ad accertamenti, mi hanno riscontrato valori bassi di globuli bianchi 2.54 su 10e3/mmc. Di globuli rossi 3.83 su 10e6/mmc. Di emoglobina 11.6 g/dl. Ematocrito 33.8 °/°. Piastrine 43 su 10e3/mmc. Alfafetoproteina 10.0 ng/ml. Pseudocolinesterasi 2701 u/l.
    Mi devo preoccupare, e cioè, sono a rischio epatocarcinoma?
    Grazie per una sollecita Vostra risposta in merito.
    Distinti saluti
    G.B.

    • Ciao Giovanni, purtroppo la tua situazione è molto delicata e richiede certamente una visita da uno specialista. Non mi sento di darti alcun parere anche perché la situazione andrebbe approfondita con altre analisi. Chiedi appuntamento ad un epatologo in modo tale che lui con le sue competenze e con la sua esperienza sarà certamente in grado di darti una risposta certa ed eventualmente iniziare un corretto percorso diagnostico.

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