Clostridium Difficile: i Sintomi, le Cause e la Terapia più efficace per guarire l’infezione intestinale

Il Clostridium difficile (spesso abbreviato in letteratura medica in C. difficile o C. Diff) è uno dei batteri a potenziale azione patogena tra quelli che che normalmente trovano ospitalità all’interno del nostro intestino che è responsabile di un’infezione intestinale abbastanza difficile da curare.

Prima di addentrarci nello specifico della questione è sicuramente indicato andare a ripassare un attimo cosa avviene nel nostro tratto digestivo e nello specifico all’interno del nostro intestino.

Vediamo insieme cosa c’è da sapere su funzionamento dell’intestino, per poi andare ad illustrare quelli che sono i sintomi, i fattori di rischio, le conseguenze e i possibili terapie che abbiamo a disposizione che riguardano appunto il Clostridium difficile.

La flora intestinale

All’interno del nostro intestino trovano ospitalità oltre 1000 specie differenti di microrganismi. Molti di questi sono completamente innocui, mentre altri svolgono un’azione assolutamente necessaria per il buon funzionamento del nostro sistema digerente e più in generale del nostro corpo.

Il complesso della flora batterica opera in una sorta di equilibrio che, in diversi momenti della nostra vita, può venire meno e permettere a talune specie di prendere il sopravvento, con effetti che degradano anche piuttosto rapidamente il nostro stato di salute.

Tra i batteri che possono prendere il sopravvento in caso di squilibrio troviamo il Clostriudium difficile. Quando questo si trova, infatti, in “sovrannumero” rispetto ai batteri e agli altri microrganismi che possono controllarne la diffusione, il Clostridium difficile rilascia delle tossine che sono in grado di attaccare i tessuti dell’intestino, causando un’infezione intestinale simile alla colite che è, ad oggi, una delle cause più comuni di diarrea nel mondo.

Una volta compreso, sebbene a grandi linee, il funzionamento della flora batterica, potremo passare all’analisi del caso specifico di cui ci occupiamo oggi.

I sintomi dell’infezione da Clostridium difficile

L’infezione da Clostridium difficile può causare reazioni fisiologiche che vanno dal lieve al grave, mettendo in alcuni casi e soprattutto in soggetti già debilitati, a repentaglio la stessa vita.

Tra i sintomi più comuni che possiamo trovare come segnale della presenza dell’infezione da Clostridium difficile ci sono:

  • diarrea particolarmente liquida, che nei casi più gravi può anche presentarsi più di 15 volte al giorno, si tratta di un problema non solo per l’intestino, ma anche per l’idratazione del nostro corpo;
  • dolori addominali lancinanti, le cosiddette coliche, che possono rendere impossibile svolgere le proprie mansioni quotidiane;
  • febbre, anche alta, in genere direttamente correlata con la gravità dell’infezione;
  • presenza di sangue nelle feci o di muco negli escrementi, visibile soprattutto quando questi siano particolarmente liquidi;
  • inappetenza, che può protrarsi per tutta la durata dell’infezione e che può acutizzarsi proprio al picco del fenomeno;
  • perdita di peso, che è dovuta sia alla perdita di liquidi sia all’impossibilità di assorbire correttamente i nutrienti contenuti negli alimenti.

Si tratta di sintomi e segnali che possono colpire il soggetto con particolare veemenza e che in taluni casi, soprattutto nei più giovani e nelle persone più anziane, possono anche richiedere il ricovero del paziente.

In alcuni casi, in realtà molto rari, l’infezione da Clostridium difficile può anche causare la perforazione dell’intestino, una problematica dagli esiti particolarmente infausti nel caso in cui non venga prontamente trattata da personale medico.Clostridium difficile Terapia

La diagnosi del Clostridium difficile

La diagnosi dell’infezione da C. difficile segue gli stessi canoni impiegati nel riconoscimento delle altre infezioni di tipo batterico che possono colpire l’intestino.

Si procede in genere con una coprocultura, che viene effettuata dopo l’analisi delle feci, prendendo un campione delle stesse e sottoponendolo alle condizioni giuste per permettere al batterio di proliferare e dunque per rilevarne la presenza.

Nel caso di esito negativo della coprocultura e quando il medico continui a sospettare la presenza in concentrazioni al di fuori della forbice di normalità, si può procedere anche con la colonscopia.

Quali sono i fattori di rischio per questa infezione?

Siamo in presenza di un batterio che molto difficilmente riesce a causare problemi seri a chi si trova in un buono stato di salute. Analizzando le statistiche mediche diventa immediatamente chiaro come in realtà ad essere particolarmente colpiti dal batterio siano i soggetti che abbiano avuto una lunga degenza, sia ospedaliera sia casalinga e che siano sottoposti a lunghe terapie a base di antibiotici.

Talvolta infatti gli antibiotici possono ridurre il numero di alcuni dei batteri che sono presenti nell’intestino, permettendo agli antagonisti (in questo caso appunto il Clostridium difficile) di proliferare. È questo il motivo per cui, soprattutto nelle terapie di lunga durata, in genere gli antibiotici vengono combinati, somministrando al paziente anche medicinali in grado di attaccare batteri non coinvolti nell’infezione principale.

Oltre agli antibiotici sono presenti altri fattori di rischio per quanto riguarda la sua proliferazione:

  • operazioni chirurgiche che hanno interessato l’apparato gastrico;
  • patologie a carico del colon (su tutte le infiammazioni e le forme tumorali);
  • un sistema immunitario deficitario;
  • la chemioterapia;
  • la suscettibilità alle infezioni batteriche;
  • L’età: i soggetti al di sopra dei 65 anni tendono ad ammalarsi più di frequente;
  • problemi ai reni, sia acuti che cronici;
  • l’utilizzo di alcuni medicinali in grado di inibire la produzione dei succhi gastrici o comunque di rendere leggermente più basico l’ambiente gastrico.



Terapia

L’infezione da Clostridium difficile si può trattare senza troppi problemi individuando la giusta terapia. I medici in genere si preoccupano di prescrivere terapie mediamente lunghe (circa 2 settimane) a base di alcuni antibiotici orali, come il metronidazolo, la vancomicina o la fidaxomicina.

In aggiunta alla terapia a base di antibiotici, i medici possono inoltre consigliare delle pratiche che possono aiutare a contenere la sintomatologia che è legata alla presenza in eccesso del batterio:

  • assumere più liquidi del normale è di fondamentale importanza al fine di andare a reidratare il corpo, martoriato dai frequenti attacchi di diarrea. Basterà bere dell’acqua e, nei casi più gravi, integrare liquidi per via endovenosa nel caso in cui il paziente sia colpito anche da frequenti attacchi di vomito, soprattutto se innescati dall’assunzione di liquidi;
  • assumere probiotici: sono i batteri “buoni”, che sono in grado di dare una mano a far rientrare nell’alveo della normalità la presenza del Clostridium difficile.

Le terapie non sono particolarmente invasive e sono in grado di riportare il paziente su buoni livelli di salute anche in breve tempo. Anche nel caso in cui gli effetti più manifesti della patologia dovessero scomparire, rimane di fondamentale importanza seguire la terapia fino in fondo, non dando così la possibilità all’infezione di ripresentarsi, magari inoltre rinforzata dalla terapia non adeguata.

L’importanza della prevenzione

Così come è il caso per moltissime infezioni che sono in grado di attaccare l’intestino, la prevenzione può giocare un ruolo fondamentale. Prevenire, diceva un vecchio spot, è sempre meglio che curare e questo vale soprattutto per patologie, come quelle causate dal Clostridium difficile, che hanno effetti invalidanti e difficili da sopportare per il paziente.

Si possono mettere in pratica delle norme di buon senso che possono aiutarci ad evitare l’infezione:

  • lavarsi spesso le mani di frequente, in modo accurato;
  • tenere puliti bagno e cucina, soprattutto le aree con le quali siamo a contatto direttamente o dove prepariamo i nostri alimenti;
  • le visite in ospedale devono essere precedute e seguite da un lavaggio accurato delle mani e delle parti esposte del nostro corpo;
  • evitare di utilizzare antibiotici quando non prescritti dal medico e comunque mai oltre quelli che sono i termini stabiliti dallo stesso.

Nonostante si tratti di un’infezione che può essere anche piuttosto facilmente superata con la giusta terapia, evitarla in principio è sicuramente un’ipotesi preferibile alla terapia e alle fastidiosissime conseguenze che questa comporta.

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