Febbre emorragica Congo-Crimea: cause, sintomi e trattamento

La febbre emorragica Congo-Crimea (spesso abbreviata con la sigla “C-CHF“) è una malattia infettiva di origine virale che si caratterizza per la sua elevata letalità e per la gravità della sintomatologia primaria. Si tratta tuttavia di una malattia non molto diffusa e in Europa si segnalano casi di C-CHF quasi esclusivamente in Russia, Ucraina e nei paesi dell’ex-Yugoslavia.

Vediamo quali sono le caratteristiche principali di tale malattia, quali sono i sintomi principali e in che modo è possibile prevenire l’infezione.

Febbre emorragica Congo-Crimea: trasmissione e sintomatologia

La febbre emorragica Congo-Crimea fu osservata per la prima volta nel 1944 in Crimea – all’epoca parte dell’Unione Sovietica – salvo poi ripresentarsi in alcuni focolai nello stato africano del Congo tra gli anni ’50 e ’60. L’agente patogeno della C-CHF è un Nairovirus appartenente all’ordine delle “Bunyaviridae“, che si trasmette all’uomo mediante la puntura delle zecche, soprattutto quelle del genere “Hyalomma“, le quali sono sia serbatoi naturali che vettori del patogeno.

Una zecca infetta può trasmettere il virus anche ad altre specie animali, come bovini, caprini, ovini, cervidi o uccelli, tuttavia negli animali l’infezione da Nairovirus è molto lieve e per lo più asintomatica e molto raramente può causare il decesso dell’animale (fatta eccezione per i roditori). Un essere umano può essere contagiato dal virus anche se entra in contatto con materiale ematico o fluidi di un animali infetto; non sorprende che nella maggior parte dei casi la C-CHF si trasmetta tra allevatori, personale dei mattatoi, veterinari o altre figure professionali del settore agricolo.

La malattia ha un esordio improvviso e i sintomi principali sono i seguenti:

  • Febbre alta;
  • Rigidità del collo;
  • Dolore agli occhi e fotofobia (sensibilità alla luce);
  • Dolori ai muscoli (mialgia);
  • Mal di testa;
  • Arrossamento di viso e cute;
  • Nausea e vomito;
  • Ingrossamento dei linfonodi (linfoadenopatia);
  • Tachicardia;
  • Eruzione cutanee;
  • Fenomeni emorragici;
Febbre emorragica Congo-Crimea: cause, sintomi e trattamento
Paziente con diagnosi di febbre emorragica Congo-Crimea (1969).

Nei casi più gravi il paziente può andare incontro a insufficienza epatica e polmonare e a una forte alterazione della percezione sensoriale (fonte). Il quadro emorragico tende ad aggravarsi con il passare dei giorni, raggiungendo il suo apice dopo circa 10 giorni dalla comparsa dei primi sintomi.

Il periodo d’incubazione può variare a seconda della modalità di trasmissione:

  • Tra i 5-13 giorni, in caso di contatto con fluidi di animali infetti;
  • Tra 1 e 9 giorni, in caso di puntura di zecca;

Tasso di mortalità della C-CHF e complicazioni 

Come premesso, questa malattia presenta un tasso di mortalità molto alto: si stima che circa il 30% dei contagiati vada incontro al decesso e nel corso delle passate epidemie documentate di C-CHF si è registrata una mortalità massimo del 50% (fonte). Il decesso avviene solitamente attorno al decimo giorno dalla comparsa dei sintomi.

I sopravvissuti hanno bisogno di un lungo periodo di degenza, e gli effetti a lungo termine della malattia sono ancora oggetto di studio da parte della comunità scientifica.

La diffusione della febbre emorragica Congo-Crimea nel mondo

La febbre emorragica Congo-Crimea si manifesta ciclicamente nell’Europa orientale, specialmente in Russia e Ucraina. A partire dagli anni ’90 comparvero focolai di C-CHF anche in Grecia, Albania, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Croazia e Serbia.

In Africa l’infezione da Nairovirus è diffusa principalmente nell’area equatoriale e sub-sahariana, mentre nel continente asiatico sono frequenti i focolai in India, Pakistan, Cina (solo nella regione dello Xinjiang) e nelle ex-repubbliche sovietiche dell’Asia centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan etc.).

Nel portale ufficiale del CDC statunitense è possibile visionare l’elenco esaustivo dei paesi in cui la febbre emorragica Congo-Crimea è endemica.

Come si cura la febbre emorragica Congo-Crimea

Non esiste un trattamento specifico contro questa febbre emorragica. Di conseguenza le terapie somministrate mirano a supportare le funzioni vitali del soggetto infetto. Nello specifico si parla di:

  • Ossigenazione;
  • Mantenimento dell’equilibrio elettrolitico;
  • Supporto emodinamico;
  • Trattamento delle infezioni secondarie;

Una volta diagnosticata la C-CHF il paziente viene ricoverato in isolamento all’interno della struttura ospedaliera

Tuttavia si sono osservati gli effetti benefici della ribavirina – un farmaco antivirale usato nel trattamento dell’epatite C in forma cronica – sui pazienti con C-CHF (fonte).

Come si può prevenire l’infezione?

Al momento non si è in possesso di un vaccino efficacie e sicuro contro l’agente patogeno della febbre emorragica Congo-Crimea, nonostante negli anni ’80 gli scienziati sovietici avessero realizzato un vaccino a virus inattivato derivato dalle cellule cerebrali dei roditori affetti da C-CHF (fonte). I principali strumenti di prevenzione contro l’infezione sono pertanto i seguenti:

  • Usare repellenti contro le zecche;
  • Indossare un abbigliamento che limiti l’esposizione di gambe e braccia;
  • Indossare guanti protettivi;
  • Evitare il contatto con animali infestati da zecche (inclusi i loro fluidi corporei);
  • Non transitare nell’erba molto alta;
  • Evitare contatto con soggetti che manifestano sintomi di C-CHF;

Il personale sanitario che assiste pazienti con diagnosi di febbre emorragica Conco-Crimea devono igienizzarsi periodicamente le mani e indossare adeguate protezioni per evitare il contatto con sangue o altri fluidi infetti.

Condividi su: