Streptococco in Gravidanza: Come si Prende? Sintomi e Cause

L’infezione da streptococco è ad oggi una delle problematiche più importanti fra quelle connesse alla gravidanza. Nello specifico si tratta di un’infezione provocata dallo Streptococco β-emolitico di gruppo B (anche detto Streptococcus agalactiae), un batterio Gram positivo che normalmente colonizza in maniera asintomatica fino al 30% delle persone adulte. Nelle donne si trova principalmente a livello rettale e vaginale.

Ci sono alcuni fattori che possono predisporre la colonizzazione di questo batterio, e questi sono:

  • attività sessuale;
  • uso di assorbenti interni;
  • diabete;
  • Multiparità (aver partorito più di una volta).

Lo streptococco diventa molto pericoloso nei neonati quando l’infezione si trasmette da madre a figlio prima o durante il del parto, poiché entrando nel circolo sanguigno del neonato potrà causare:

  • shock emodinamico;
  • polmonite;
  • meningite;
  • danni cerebrali permanenti;
  • morte.

Nei neonati esso viene riscontrato sulla mucosa della gola e a livello del tratto gastro-intestinale come risultato dell’aspirazione di liquido amniotico o del contatto con secrezioni vaginali materne.

Quali sono i fattori di rischio?

Abbiamo visto come fino al 30% delle donne può essere portatrice sana (cioè senza sintomi) dello streptococco di tipo B. Il rischio di contagio del neonato risulta aumentato in presenza di alcuni fattori di rischio:

  • madri che hanno già avuto un figlio che ha sviluppato l’infezione;
  • madri che risultano positive per lo streptococco all’urinocoltura o al tampone rettale e vaginale;
  • madri che presentano febbre al momento del parto;
  • infezione del liquido amniotico;
  • neonato prematuro con parto pre-termine;
  • rottura prematura delle membrane (“rottura delle acque”).

Quali sono i sintomi nella madre?

Normalmente lo streptococco in gravidanza non comporta alcun sintomo, purché il sistema immunitario dell’ospite sia valido. Qualora manchi una protezione efficace del sistema immunitario, il batterio può provocare infezioni particolarmente gravi nelle donne gravide:

  • corion-amniosite materna (infezione di membrane e liquido amniotico);
  • endometrite puerperale (infezione dell’endometrio);
  • rottura prematura delle membrane.

Se l’infezione non viene prontamente trattata può scatenare, sempre nella madre, complicanze molto gravi come:

  • meningite (infezione delle meningi, sottili membrane che rivestono le strutture cerebrali e il midollo spinale);
  • ascessi addominali (raccolte di pus in cavità addominale);
  • endocarditi (infezione a livello cardiaco);
  • osteomieliti (infezione a livello osseo);
  • sepsi (grave infezione diffusa in tutto l’organismo).

Quali sono i sintomi nel neonato?

Lo streptococco può raggiungere il neonato attraverso gli annessi fetali e il liquido amniotico, oppure al momento del parto durante il passaggio trans-vaginale.

Una volta penetrato nel neonato, il batterio può invadere i polmoni e il sangue e da qui provocare meningite e sepsi. Se il bambino soffre di deficit del sistema immunitario del neonato, il quadro clinico si fa ancora più critico.

Per quanto riguarda i sintomi del neonato possiamo avere due manifestazioni cliniche diverse a seconda dell’epoca di insorgenza dell’infezione.

Infezione precoce (90% dei casi): si manifesta entro le 24 ore dalla nascita. La trasmissione è verticale cioè avviene da madre a feto. Tenendo conto che quest’infezione può essere fatale nel 5-10% dei casi, essa si manifesta principalmente con i seguenti sintomi:

  • sepsi;
  • polmonite;
  • meningite;
  • altri sintomi di accompagnamento: tachipnea, cianosi, ipotensione, tachicardia, febbre, irritabilità e scarsa alimentazione.

Nel 20% dei casi potranno residuare dei danni permanenti a carico del neonato come una paralisi cerebrale, sordità, cecità, ritardo mentale, ecc.

Infezione tardiva (10% dei casi): si manifesta dai 7 ai 90 giorni di vita e può essere dovuta sia a trasmissione verticale che orizzontale. In quest’ultimo caso il contagio proviene da altri bambini, dal personale sanitario o da adulti. Il decorso di questa forma è più benigno e si manifesta essenzialmente con meningite. In questo caso se i neonati vengono trattati prontamente, guariscono senza gravi conseguenze.

Diagnosi e Prevenzione

Per via della gravità dell’infezione neonatale, la diagnosi e prevenzione di questa malattia sono fondamentali.

Ad oggi c’è l’indicazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità ad eseguire il tampone vaginale e il tampone rettale fra la 35° e la 37° settimana di gestazione. Quest’esame può essere effettuato in maniera del tutto gratuita.

Il tampone vaginale e rettale è un esame rapido e indolore, senza alcun rischio per la gestante e per il neonato. Con un lungo cotton-fioc si prelevano alcune cellule dell’epitelio vaginale e rettale e si manda il tutto in laboratorio per l’analisi. A questo punto si presentano due diverse strade da percorrere in base alla positività o meno dell’esame.

Se il tampone è positivo

La positività al tampone dimostra solo la presenza del batterio e non indica la presenza di una vera e propria infezione (come già detto la presenza del batterio è spesso del tutto asintomatica in caso di sistema immunitario valido ed efficiente).

È opportuno precisare che risultare positivi al test, non significa essere carenti in termini di igiene personale o essere affetti da una malattia sessualmente trasmissibile.

In caso di positività viene avviata una profilassi antibiotica a base di penicillina o altri antibiotici analoghi, i quali riducono il rischio di contagio del neonato di oltre il 90%.

Se il tampone è negativo

In caso di tampone negativo, la gestante non è neanche portatrice sana dello streptococco di tipo B, perciò il rischio di infezione del neonato è praticamente nullo. Non va eseguita nessuna profilassi antibiotica.

Cosa fare? Terapia

La terapia è basata su farmaci antibiotici specifici in grado di contrastare l’infezione da streptococco di gruppo B. Il farmaco di prima scelta è la benzilpenicillina che risulta efficace sia nella prevenzione che nella terapia dell’infezione. Per i soggetti allergici alla penicillina è possibile utilizzare come alternativa la clindamicina o l’eritromicina.

Dopo la nascita il neonato verrà tenuto sotto stretto controllo per almeno 72 ore per eliminare ogni dubbio di infezione precoce.

Fonti principali:

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Autrice e fondatrice di Salutarmente.it. Laureata con lode in Farmacia ed esperta di salute, alimentazione e benessere.

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