Aldosterone Alto e Basso: Cause, Sintomi e Valori Normali

L’aldosterone è un ormone molto importante per la salute del corpo umano. Purtroppo molte persone non sono a conoscenza delle problematiche che un livello anormale di questo ormone nel sangue può causare alla salute.

Spesso i pazienti descrivono sintomi che vengono associati ad altre patologie, eppure potrebbe trattarsi semplicemente di un problema con i livelli di aldosterone nel sangue.

Nell’articolo di oggi cercheremo di chiarire i dubbi al riguardo quest’ormone e vi parleremo dei sintomi e delle conseguenze correlati a livelli troppo bassi o troppo alti di aldosterone.

Come sempre vi ricordiamo di consultare un medico nel caso avvertiate sintomi associabili ad una patologia correlata all’aldosterone, evitando le cure fai da te.

Che cos’è l’aldosterone?

L’aldosterone fa parte della famiglia degli ormoni steroidei, viene prodotto dalle ghiandole surrenali e il suo principale compito è quello di regolarizzare i livelli di sodio e di potassio e di regolare il volume dei vari liquidi extracellulari.

L’ormone agisce principalmente a livello renale e svolge le seguenti funzioni:

  • aiuta ad aumentare il riassorbimento del sodio nel tubulo distale;
  • aiuta ad aumentare il riassorbimento del sodio nel dotto collettore;
  • aiuta ad eliminare il potassio e gli idrogenioni;
  • ristabilisce le condizioni ottimali in presenza di iperpotassiemia (ovvero di un’alta concentrazione di potassio);
  • ristabilisce le condizioni ottimali in presenza di iponatremia (ovvero di una bassa concentrazione plasmatica di sodio).

La ritenzione del sodio aumenta il volume del sangue e quindi anche la pressione arteriosa oltre che la ritenzione di liquidi. La presenza di sodio eccessivo aumenta inoltre l’ipotensione, la vasocostrizione dell’arteriola renale afferente e l’ipovolemia. Queste condizioni sono uno stimolo che comanda al corpo di iniziare con la secrezione di aldosterone.

Questo elaborato meccanismo di monitoraggio è influenzato anche dal sistema renina-angiotensina e quando il corpo individua queste specifiche condizioni ci sono delle cellule renali che si occupano di produrre renina. La renina agisce a livello dell’angiotensinogeno epatico e lì stimola la sintesi dell’angiotensina I in angiotensina II.

L’angiotensina II è un vasocostrittore arteriolare che si occuperà di stimolare la produzione di aldosterone e permetterà al corpo di risparmiare sostanze come acqua e sodio.

Altri ormoni che collaborano con l’aldosterone sono:

L’aldosterone agisce un po’ su tutte le cellule del corpo umano e aiuta l’ingresso del sodio incoraggiando la perdita del potassio tramite le ghiandole sudoripare e lacrimali e tramite l’intestino.

Come anticipato nei paragrafi precedenti, l’aldosterone agisce soprattutto a livello renale quindi nel citoplasma delle cellule dell’ultimo terzo del tubulo distale, nella porzione del dotto collettore e nella zona corticale del rene.

In questi punti sono presenti recettori per l’aldosterone che si legano all’ormone e producono proteine capaci di aumentare il riassorbimento a livello tubulare del sodio e aiutano anche la secrezione del potassio.

Aldosterone Alto: cause e sintomi

Con il termine iperaldosteronismo si descrive la condizione in cui l’aldosterone è alto. Un eccesso di aldosterone nel sangue può causare problematiche preoccupanti, ma molto comuni, che spesso vengono sottovalutate.

La conseguenza più pericolosa di alti livelli di aldosterone è l’ipertensione. La pressione alta si verifica perché il rene è portato a trattenere grandi quantità di sodio e provoca così un aumento dei liquidi in circolazione. Essendoci più sangue la circolazione trova maggiori ostacoli che portano all’ipertensione. Come ben sappiamo l’ipertensione causa spesso danni al sistema cardiovascolare.

Quando ci sono livelli eccessivi di aldosterone nel sangue, spesso si verificano anche:

  • ipopotassemia;
  • debolezza muscolare;
  • paralisi (casi gravi);
  • sofferenze cardiache (casi gravi).

Alte quantità di aldosterone nel sangue possono essere causate da un adenoma o anche da una iperplasia bilaterale nella zona corticale del surrene.

In caso di adenoma solo un intervento chirurgico potrà essere risolutivo, mentre nel caso di iperplasia bilaterale nella zona corticale del surrene, si dovranno assumere farmaci specifici chiamati antialdosteronici.

A volte l’aldosterone alto può essere causato dall’assunzione di alcuni tipi di farmaci, come ad esempio i diuretici, o da problemi ai reni, come ad esempio la sindrome nefrosica, o la stenosi di un’arteria renale, o l’aumento della renina. In alcuni casi si verifica a causa di una gravidanza, in caso di cirrosi epatica o anche in caso di edemi.

In questi casi diminuisce la volemia e aumenta la produzione di aldosterone. La volemia è uno stimolo per il sistema della renina-angiotensina e potrebbe causare un aumento di aldosterone tale da presentare connotati patologici.

L’iperaldosteronismo primario è conosciuto anche come sindrome di Conn ed è causato da una iperproduzione di aldosterone nelle ghiandole surrenaliche. Spesso questa sindrome è causata da un tumore benigno di una delle ghiandole surrenaliche. In questo caso accade che i gli alti livelli di aldosterone aumentino il riassorbimento del sodio e causino la perdita di potassio dai reni. Si verifica così uno squilibrio a livello elettrolitico.

L’iperaldosteronismo secondario è più comune rispetto al primario e in genere è dovuto a una causa che provochi una riduzione del flusso sanguigno a livello renale e/o una riduzione della pressione, e/o l’abbassamento dei livelli di sodio nel sangue.

L’iperaldosteronismo secondario a volte compare in casi di insufficienza cardiaca congenita o in casi di preeclampsia. Si verifica anche in casi di disidratazione. In altri casi è causato dalla diminuzione del diametro dei vasi che conducono il sangue ai reni. Questa patologia viene chiamata stenosi delle arterie renali e causa ipertensione. Si contrasta chirurgicamente o con una angioplastica.

sintomi di iperaldosteronismo sono:

  • pressione arteriosa alta;
  • comparsa di mal di testa;
  • debolezza e stanchezza muscolare.

In pazienti in cui si verifica una ipokaliemia (ovvero una quantità molto bassa di potassio nel sangue) bisogna sempre controllare la presenza di iperaldosteronismo. Per un controllo approfondito e certo il sangue dovrà essere prelevato da tutte e due le vene surrenaliche per rivelare se vi è uno squilibrio nella produzione di aldosterone o anche di cortisolo.

Aldosterone Basso: cause e sintomi

L’ipoaldosteronismo, ovvero una bassa presenza di aldosterone nel sangue, in genere compare in caso di insufficienza surrenale. Questa problematica provoca:

  • disidratazione;
  • pressione bassa;
  • abbassamento dei livelli del sodio nel sangue;
  • aumento delle quantità di potassio.

In alcuni casi si verifica nei neonati privi degli enzimi necessari nella produzione di cortisolo. In questo caso il bambino soffre di una malattia conosciuta come iperplasia surrenale congenita che può provocare una diminuzione della produzione di aldosterone.

L’ipoaldosteronismo è caratterizzato dalla bassa presenza di sodio nel sangue e da un’alta concentrazione di potassio conosciuta anche come iperpotassiemia.

sintomi che l’ipoaldosteronismo causano sono:

  • ipotensione arteriosa;
  • vertigini;
  • stanchezza;
  • debolezza generale.

Spesso i sintomi si accentuano in estate quando la sudorazione aumenta e può aumentare anche la perdita di elettroliti.

Ipoaldosteronismo e iperaldosteronismo: come individuarli?

test per il controllo dei livelli dell’aldosterone e della renina sono fondamentali per capire se le ghiandole surrenali producono una corretta quantità di aldosterone. Sono utili anche ad individuare se ci si trova in presenza di un’eccessiva o carente produzione di aldosterone.

Si può controllare il livello di aldosterone prelevando un campione di urina nelle 24 ore. Con questo campione si potrà individuare la concentrazione media di aldosterone eliminata dal corpo durante tutto il giorno. Assieme all’aldosterone va controllata anche la renina. La renina si misura con il normale prelievo di un campione di sangue.

Questi test sono utili per determinare la presenza di aldosteronismo primario, ovvero della Sindrome di Conn (di cui abbiamo parlato nel paragrafo relativo all’eccesso di aldosterone) e dei vari squilibri dell’aldosterone. Nel caso in cui il test sia positivo si può controllare la produzione di aldosterone con un test di stimolazione e soppressione.

Comunemente la concentrazione di aldosterone e di renina sono più alte durante il mattino e sono sottoposti a variazioni durante tutto il giorno. In genere questi due valori sono influenzati:

  • dalla posizione del corpo;
  • dai momenti di stress;
  • dall’eventuale utilizzo medicinali.

Esami per il controllo dell’aldosterone e della renina vengono prescritti insieme perché fondamentali per una corretta diagnosi. Se il paziente ha una pressione arteriosa alta e presenta anche una bassa concentrazione del potassio nel sangue, questi test sono altamente consigliati dai medici.

L’aldosteronismo primario è curabile, ma va diagnosticato per scegliere il corretto trattamento. Comunemente i test sull’aldosterone si prescrivono quando il medico pensa che il pazienta presenti un’ insufficienza surrenalica. Spesso è il nefrologo che prescrive questi ed altri approfondimenti.

Cura e rimedi

La terapia per l’iperaldosteronismo primario è medica o chirurgica a seconda della problematica presente. La terapia chirurgica si esegue in caso di adenoma unilaterale o in caso di carcinoma. Prima dell’intervento deve esserci un periodo di trattamento con antialdosteronica che possa normalizzare la kaliemia e anche la pressione arteriosa.

In genere l’intervento si effettua per via laparoscopica e permette al chirurgo di asportare il surrene in cui si trova l’adenoma. Comunemente, dopo l’intervento, i valori dell’aldosterone e della potassiemia si normalizzano.

In caso di presenza di un carcinoma surrenalico (non metastatico) risulta necessaria una surrenectomia allargata seguita dalla chemioterapia (che si applica anche in presenza di metastasi). In caso di ipertensione da iperaldosteronismo idiopatico si preferirà una terapia medica. Il trattamento scelto dal medico sarà a base di antagonisti recettoriali dei mineralcorticoidi e anche di risparmiatori di potassio. In genere si prescrivono:

  • spironolattone;
  • canrenoato di potassio;
  • canrenone;
  • triamterene;
  • amiloride.

A questi medicinali si possono associare anche farmaci anti-ipertensivi in caso in cui la pressione arteriosa non si regolarizzi. Nel caso di un iperaldosteronismo che sia sensibile ai glucocorticoidi la patologia si tratta con un basso dosaggio di desametasone che va sempre associato a farmaci ipotensivi.

Consigli per non alterare le analisi

Può accadere che la quantità di sale nell’alimentazione quotidiana e il consumo di caffeina e teina o bevande a base di caffeina e/o l’utilizzo alcuni farmaci possano alterare il risultato. Avvisate il medico se assumete farmaci come:

  • antidolorifici;
  • diuretici;
  • farmaci con steroidi;
  • ACE inibitori;
  • betabloccanti;
  • contraccettivi orali;
  • cortisonici;
  • eparina;
  • farmaci con oppiacei;
  • lassativi;
  • anti-infiammatori non steroidei (conosciuti anche con il nome di FANS);
  • farmaci con spironolattone;
  • beta-bloccanti.

Anche altri fattori come lo stress e l’esercizio fisico possono influenzare i risultati. Anche la presenza di una gravidanza può influenzare il risultato degli esami. Avvisate il medico in ognuno di questi casi. Il vostro medico potrebbe richiedervi di cambiare la dieta o il livello di consumo di diuretici o di altri farmaci che potrebbero interferire col risultato.

Il medico potrebbe anche chiedervi di modificare le vostre abitudini sportive per qualche tempo prima di controllare i livelli di aldosterone. Anche il consumo di liquirizia (che funziona come metodo per alzare la pressione) va evitato per un minimo di due settimane prima del vostro esame.

L’esame dell’aldosterone può essere utile anche a diagnosticare il diabete insipido, ovvero un tipo di diabete (conosciuto anche con la sigla DIN) caratterizzato da poliuria e da una minore capacità dei reni di concentrare le urine.

In caso di diabete insipido le urine sono abbondanti e appaiono anche molto diluite. La malattia ha degli aspetti fisiopatologici completamente diversi da quelli che, invece, presenta il diabete mellito. In presenza di un diabete insipido non si verificano alterazioni nella concentrazione del glucosio nel sangue e/o nelle urine.

I due valori, a seguito degli esami, risultano normali e non sono paramentri adeguati per individuare una diagnosi. Per qualsiasi dubbio vi consigliamo di consultare il vostro medico curante.

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Autrice e fondatrice del blog Salutarmente.it. Laureata in Farmacia con lode, da sempre appassionata da tutto ciò che riguarda la salute, l'alimentazione e il benessere.

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