COVID-19: la variante Delta di SARS-CoV-2 è la prevalente in Italia. Perché è più pericolosa?

Stando ai dati contenuti nell’ottavo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità sulle varianti di SARS-CoV-2  prevalenti in Italia, pubblicato il 3 settembre 2021, la variante Delta (o B.1.617.2) sarebbe divenuta la variante dominante nel nostro paese.

Ricordiamo che nel mese di luglio le infezioni da variante Delta costituivano circa il 22,7% dei casi totali, mentre la variante di SARS-CoV-2 maggiormente diffusa era la variante Alfa (B.1.1.7), rilevata in quasi il 58% dei tamponi eseguiti.

Com’è cambiata la situazione a distanza di due mesi dalla pubblicazione di quei dati? Nei paragrafi successivi si analizzerà la diffusione della variante Delta nel nostro paese, senza tralasciare rimandi riguardanti l’incidenza delle altre varianti del coronavirus.

Variante Delta: cos’è e perché è più pericolosa?

La variante Delta di SARS-CoV-2 presenta diverse mutazioni nel dominio N-terminale (NTD) e nel dominio legante il recettore (RBD) della proteina Spike del virus, che possono aumentare il potenziale di fuga immunitaria. Anche nel report dell’Istituto Superiore di Sanità, è stato sottolineato come la variante delta sia caratterizzata da una maggiore trasmissibilità rispetto alla variante alfa (tra il 40% e il 60%) e risulti associata ad un elevato rischio di infezione negli individui parzialmente vaccinati o non vaccinati.

In uno studio pubblicato su Nature, un ceppo di SARS-CoV-2 con variante Delta di un paziente è stato

  • esaminato per valutare la sensibilità agli anticorpi monoclonali
  • esaminato per valutare la sensibilità agli anticorpi presenti nei sieri di individui guariti da COVID-19
  • esaminato per valutare la sensibilità agli anticorpi di persone che avevano ricevuto un vaccino COVID-19
  • confrontato nelle risposte precedenti con altri ceppi di SARS-CoV-2.

Lo studio ha mostrato come la variante Delta è resistente alla neutralizzazione da parte di alcuni anticorpi monoclonali anti-NTD e anti-RBD, incluso il bamlanivimab, e questi anticorpi mostravano un legame alterato con la proteina spike.

I sieri raccolti da individui guariti da COVID-19 fino a 12 mesi dopo l’insorgenza dei sintomi erano quattro volte meno potenti contro la variante Delta rispetto alla variante Alpha (B.1.1.7).

I sieri di individui che avevano ricevuto una sola dose del vaccino Pfizer o AstraZeneca hanno avuto un effetto inibitorio appena percettibile sulla variante Delta. La somministrazione di due dosi di vaccino ha generato una risposta neutralizzante nel 95% degli individui, ma con titoli anticorpali da tre a cinque volte inferiori contro la variante Delta che contro la variante Alpha.

Variante Delta: quanto è diffusa in Italia e in quali regioni presenta l’incidenza maggiore

Tra il 28 dicembre 2020 e il 30 agosto 2021 alla banca dati del Sistema di Sorveglianza Integrata COVID-19 dell’Istituto Superiore di Sanità erano stati segnalati 51.005 casi di infezione da SARS-CoV-2 con genotipizzazione, a fronte di oltre 2.43 milioni di casi notificati. In una nota l’ISS riporta che la capacità di sequenziamento sia fortemente aumentata nel mese di luglio, passando dai 4.330 casi di giugno ai 11.480 casi relativi al mese in esame.

Tra il 17 luglio e il 30 agosto sono stati rilevati 7.314 casi di infezione da variante Delta, la quale è risultata essere presente nell’88% dei campioni sequenziati. Dal 17 luglio la variante Delta risulta essere presente in 95 provincie italiane, anche se il dato riguardante il periodo compreso tra il 2 giugno e il 16 luglio la dava presente in 99 province (fonte). Nessun’altra variante del coronavirus presenta dati simili, considerando che la variante Alfa (seconda più diffusa) risultava presente in non più di 48 provincie.

I dati forniti dall’ISS sono importanti anche per tener conto dei contagi d’importazione, vale a dire quelli verificatisi fuori dall’Italia. Delle 13.711 infezioni cumulative registrate tra il 28 dicembre 2020 e il 30 agosto 2021, i contagi di natura autoctona e importata sono le seguenti:

  • Autoctona: 93,45% (12.814 casi);
  • Importata: 6,55% (897 casi);

Se invece si prende in esame solamente il periodo tra il 17 luglio e il 30 agosto (7.314 casi totali), le percentuali sono le seguenti:

  • Autoctona: 95,6% (6.991);
  • Importata: 4,4% (323 casi);

Variante Delta: l’incidenza tra i due sessi

In base ai dati cumulativi raccolti tra il 28 dicembre 2020 e il 30 agosto 2021, l’incidenza rilevata tra i due sessi della variante B.1.617.2 è la seguente:

  • Uomini: 7.455 casi accertati (28,3% del totale di tamponi eseguiti per gli uomini);
  • Donne: 6.256 dei casi accertati (25,3% del totale di tamponi eseguiti per le donne);

Ne segue che la media tra i due sessi per il lasso temporale preso in esame è stata pari a 26,8%. Se invece si prendono in esame solamente i dati rilevati tra il 17 luglio e il 30 agosto 2021, l’incidenza della Delta tra i due sessi diviene la seguente:

  • Uomini: 3.843 casi accertati (88% del totale di tamponi eseguiti per gli uomini);
  • Donne: 3.471 casi accertati (88,1% del totale di tamponi eseguiti per le donne);

La media per il lasso temporale preso in esame è stata quindi pari all’88%. Si può osservare che poco più del 53,3% dei contagi da variante Delta verificatisi tra fine 2020 e i primi otto mesi del 2021 sono stati accertati tra la terza settimana di luglio e la fine di agosto.

Qual è l’incidenza delle altre varianti?

Le rilevazioni eseguite sui nuovi positivi accertati tra il 28 dicembre 2020 e il 30 agosto 2021 hanno permesso di delineare l’incidenza delle altre varianti del coronavirus in Italia.

Nel lasso di tempo preso in esame le altre varianti COVID-19 classificate VOC mostravano la seguente incidenza:

  • Alfa (lignaggio B.1.1.7): 27.411 casi accertati (53,75% del totale dei tamponi eseguiti);
  • Alfa (lignaggio E484K): 74 casi accertati (0,2% del totale dei tamponi eseguiti);
  • Beta (lignaggi B.1.351, B.1.351.2 e B.1.351.3): 285 casi accertati (0,55% del totale dei tamponi eseguiti);
  • Gamma (P.1, P.1.1 e P.1.2): 2.818 casi accertati (5,55% del totale dei tamponi eseguiti);

Se invece si prende in esame il solo intervallo temporale compreso tra il 17 luglio e il 30 agosto 2021, le percentuali divengono le seguenti:

  • Alfa (lignaggio B.1.1.7): 190 casi accertati (2,25% del totale dei tamponi eseguiti);
  • Alfa (lignaggio E484K): 2 casi accertati (<0,1% del totale dei tamponi eseguiti);
  • Beta (lignaggi B.1.351, B.1.351.2 e B.1.351.3): 4 casi accertati (0,1% del totale dei tamponi eseguiti);
  • Gamma (P.1, P.1.1 e P.1.2): 35 casi accertati (0,45% del totale dei tamponi eseguiti).