Ipercapnia: Sintomi, Cause e Terapie

Ipercapnia è il termine medico con cui si identifica un aumento delle concentrazioni di anidride carbonica nel sangue.

Nell’articolo di oggi vi parleremo di cosa significa avere alti valori di anidride carbonica nel sangue.

C’è da preoccuparsi? A quali patologie si associa? Leggendo troverete le risposte a molte delle vostre domande sull‘ipercapnia. Come sempre vi consigliamo di consultare il medico, è fondamentale avere il consiglio di un esperto che sappia monitorare e analizzare i singoli casi.

Nell’articolo si parlerà brevemente anche di due patologie che sono tra le principali cause di ipercapnia: la fibrosi cistica e la sindrome di Pickwick. Per la diagnosi di queste patologie sono necessari esami medici accurati.

Anidride carbonica nel sangue. Cos’è l’ipercapnia?

Con il termine ipercapnia, in ambito medico si designa un eccesso di anidride carbonica nel sangue e nei vari liquidi corporei. In genere l’anidride carbonica in eccesso si presenta nel sangue. In molti casi questo tipo di condizione causa anche ipossia, ovvero una carenza di ossigeno in un organo o di conseguenza nell’intero organismo.

L’ipercapnia può anche causare l’ipossiemia ovvero una carenza di ossigeno nel sangue. Entrambe sono condizioni che potrebbero esporre il paziente ad un pericolo, ma tutto dipende dai valori dell’anidride carbonica e dalla tempestività della terapia, per questo è fondamentale essere seguiti da un medico in casi del genere.

L’anidride carbonica, o CO2, è una sostanza di scarto del nostro corpo. L’anidride carbonica è conosciuta in chimica anche con il nome di biossido di carbonio o diossido di carbonio ed è un ossido acido (una anidride) formato da due atomi di ossigeno e un atomo di carbonio.

L’anidride carbonica è un gas che viene prodotto dai processi vitali dell’organismo e dall’attività metabolica del corpo umano. Nell’atmosfera questo gas si trova in una concentrazione che va dallo 0,03 allo 0,04% e proprio per questo motivo nel sangue e negli alveoli deve raggiungere valori di circa il 6,5% per far sì che tutto funzioni correttamente nel corpo.

La sua emissione e la sua presenza nelle cellule viene regolata attraverso il respiro. Lo scambio perfetto tra anidride carbonica ed ossigeno è dato dall’uguaglianza tra la quantità di ossigeno inalato e la quantità di anidride carbonica eliminata.

Cause dell’ipercapnia

In genere l’ipercapnia viene causata da casi di ipoventilazione, da malattie polmonari, da insufficienza cardiocircolatoria ovvero dall’incapacità del cuore di pompare sufficiente sangue nei vari distretti dell’organismo e nel caso di permanenza prolungata in ambienti ricchi di anidride carbonica.

Il 7% circa dell’anidride carbonica che si trova in circolo nel corpo si presenta disciolta nel sangue venoso, il 93% circa è nei globuli rossi. La parte che si divide tra i globuli rossi viene convertita per il 70% in ione bicarbonato, mentre il rimanente 23% si lega autonomamente all’emoglobina.

Essendo la CO2 un prodotto di scarto un suo eccesso in circolo provoca l’abbassamento del pH del sangue provocando un disturbo pericoloso conosciuto come acidosi. Valori molto alti di anidride carbonica nel sangue vanno ad interferire con i legami idrogeno delle molecole e possono arrivare a denaturare le proteine.

polmoni allontanano l’anidride carbonica dal sangue e si assiste quindi ad un passaggio del gas dal punto a in cui si trova una maggior concentrazione (il sangue venoso) al punto in cui se ne trova meno, ovvero l’area degli alveoli polmonari.

Le cause più comuni di un aumento di anidride carbonica nel sangue sono:

  • angina pectoris;
  • angina instabile;
  • insufficienza respiratoria;
  • asma;
  • apnee notturne;
  • bronchiectasie;
  • broncopneumopatia cronica ostruttiva;
  • edema polmonare;
  • bronchite;
  • embolia polmonare;
  • polmonite;
  • enfisema;
  • botulismo;
  • aspergillosi;
  • ictus;
  • scompenso cardiaco;
  • infarto;
  • disturbi cardiaci;
  • ipertermia maligna;
  • miastenia;
  • ipertiroidismo;
  • obesità;
  • sepsi;
  • ustioni;
  • Sindrome di Pickwick;
  • Fibrosi Cistica;
  • annegamento;
  • distrofie muscolari;
  • sclerosi laterale amiotrofica;
  • poliomielite bulbare;
  • incidenti cerebrovascolari;
  • overdose;
  • alcuni sedativi.

L’ipercapnia è comunemente causata da una ipoventilazione o da malattie polmonari o anche da una diminuzione dello stato cosciente. Si verifica anche in caso di annegamento o di permanenza in ambienti contenenti un’alta concentrazione di anidride carbonica, come ad esempio durante un’attività vulcanica o geotermica o in luoghi di lavoro non a norma.

In alcuni casi può verificarsi nei pazienti affetti da apnee notturne e anche l’agitazione psicomotoria e l’insonnia possono causare una diminuzione di ossigeno e conseguente aumento di CO2.

Sintomi

sintomi di una ipercapnia in genere sono:

  • arrossamento della pelle;
  • elevata frequenza cardiaca;
  • extrasistole;
  • dispnea;
  • spasmi ai muscoli;
  • attività cerebrale ridotta;
  • letargia;
  • stato confusionale;
  • aumento della pressione del sangue;
  • aumento del flusso di sangue al cervello;
  • mal di testa;
  • aritmie.

In caso di ipercapnia particolarmente grave i sintomi sono:

  • disorientamento;
  • panico;
  • convulsioni;
  • iperventilazione;
  • perdita di coscienza.

Se non si interviene in fretta i sintomi potrebbero portare alla morte del paziente. L’ipossiemia, ad esempio, può causare cianosi delle labbra e delle dita, battiti cardiaci accelerati e mancanza di fiato con conseguenti respiri più veloci e abbondanti.

Valori normali di anidride carbonica e conseguenze dello squilibrio

In condizioni perfettamente normali la concentrazione nel sangue di anidride carbonica è circa di 45 mmHg (si parla di presenza nel sangue venoso). Una volta superato questo livello limite si parla di ipercapnia. Le conseguenze di una ipercapnia possono portare ad iperventilazione, il paziente respira più frequentemente e in modo più profondo presentando dispnea, comunemente conosciuta come fame d’aria.

Se la concentrazione di anidride carbonica raggiunge livelli vicini ai 60/75 mmHg il soggetto potrebbe accusare uno stato confusionale, letargia e cadere in uno stato semicomatoso. Il decesso sopraggiunge quando l’anidride carbonica raggiunge valori che superano i 120 o addirittura i 150 mmHg.

In queste condizioni l’anidride carbonica ha una azione depressiva sulla respirazione e attiva un circolo vizioso che aumenta ulteriormente l’accumulo di anidride carbonica. Il ciclo si ripete fino a causare la morte del soggetto a causa di una insufficienza respiratoria.

Alcune patologie rendono più difficoltoso il normale passaggio dell’ossigeno al sangue corporeo e potrebbero causare una aumento di anidride carbonica nel sangue, per questo è sempre necessario monitorare i valori e tenere a bada i sintomi.

Cura, terapia e prognosi

Per capire quale sia il trattamento mirato più adatto alla risoluzione del problema dell’ipercapnia è necessario individuare quale sia la causa che da origine al disturbo. L’insufficienza respiratoria è una condizione determinata dalle alterazioni dello scambio tra ossigeno e anidride carbonica e vanno cercate le cause di questo pericoloso squilibrio.

Purtroppo oggi, per l’insufficienza respiratoria cronica, non esiste ancora un trattamento che sia risolutivo ed utilizzabile per tutti i pazienti. La terapia per l’insufficienza respiratoria mira a correggere il meccanismo che si trova alla base dell’insufficienza respiratoria.

Molte delle patologie che causano l’insufficienza respiratoria sono però croniche e spesso risultano incurabili. In genere il trattamento tiene a bada i sintomi e cerca di rendere sufficiente l’apporto di ossigeno e ad aiutare l’eliminazione dell’anidride carbonica.

La prognosi dell’insufficienza respiratoria spesso è grave, perché si tratta di una patologia che è raramente reversibile e presenta alta mortalità. L’insufficienza respiratoria influisce molto negativamente sulla qualità di vita dei pazienti in quanto riduce notevolmente le possibilità di svolgere normalmente le attività quotidiane. Nei casi peggiori si arriva anche alla completa perdita dell’autonomia e all’allettamento.

Per l’ipossiemia la terapia farmacologica consiste in broncodilatatori e antiinfiammatori, ossigenoterapia e ventilazione meccanica a seconda dei casi. In caso di ipercapnia la terapia farmacologica consiste in broncodilatatori e antiinfiammatori, ossigenoterapia e ventilazione meccanica, sempre a seconda dei casi.

Anche la riabilitazione respiratoria potrebbe aiutare il paziente ad ottimizzare i processi di ventilazione migliorando la tecniche respiratoria e allenando i muscoli fondamentali per la respirazione. La riabilitazione respiratoria potrebbe essere di notevole sollievo al paziente che potrebbe riuscire a respirare meglio rispetto ad un paziente che non segue la terapia di riabilitazione.

Fibrosi cistica e sindrome di Pickwick: un piccolo focus

La fibrosi cistica (conosciuta in ambito medico anche con la sigla FC) è una malattia genetica rara molto diffusa e solo in Italia colpisce circa 1 nuovo nato su 3.000. La fibrosi cistica è un tipo di patologia multiorgano che colpisce l’apparato digerente e l’apparato respiratorio.

La persistenza dell’infezione da fibrosi cistica e dell’infiammazione ai polmoni causa il deterioramento progressivo e continuo del tessuto polmonare. I sintomi tipici della della malattia sono:

  • difficoltà a digerire amidi, grassi e proteine;
  • carenza di vitamine;
  • difficoltà nella respirazione;
  • presenza di espettorato (a causa della necessità che il paziente ha di liberare la respirazione dalle ostruzioni);
  • tosse persistente stizzosa e/o catarrale;
  • respiro sibilante;
  • affanno;
  • infezioni ai bronchi;
  • infezioni polmonari;
  • diarrea cronica con feci oleose e maleodoranti;
  • ostruzione intestinale;
  • scarsa crescita in peso e in altezza;
  • appetito vorace;
  • sudore salato.

La fibrosi cistica provoca anche:

  • perdita progressiva della funzione dei polmoni;
  • malfunzionamento o assenza della proteina CFTR;
  • carenza di cloro e di acqua nelle secrezioni.

La carenza di acqua e cloro nelle secrezioni mucose causa ristagno e provoca l’ostruzione degli organi che ne vengono interessati, soprattutto dei bronchi, del pancreas e dell’intestino.

La malattia si manifesta indifferentemente in maschi e femmine. I pazienti affetti da fibrosi cistica vengono curati nei Centri Specializzati in Italia e grazie ai continui progressi scientifici e terapeutici l’aspettativa di vita è aumentata fino a 40 anni, un’età comunque molto giovane, ma si spera che presto la scienza medica giunga a sempre nuovi trattamenti.

La malattia compare quando il bambino eredita due copie alterate del gene della Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator, o CFTR una da ogni genitore. I genitori che hanno solo una copia alterata del gene non presentano la fibrosi cistica né hanno alcun sintomo della malattia per questo motivo sono definiti portatori sani di fibrosi cistica.

Se entrambi i genitori sono portatori sani esiste una probabilità su quattro che il bimbo nasca con la fibrosi cistica. La terapia che mira a contrastare questa malattia ha avuto notevole sviluppo, ma non si è ancora arrivati ad una cura definitiva. Oggi ci sono anche terapie personalizzate e terapie che mirano a correggere i geni malati, si spera che entro qualche anno le mutazioni genetiche saranno tutte o in gran parte curabili.

La sindrome di Pickwick, nota in ambito medico anche con il nome di sindrome obesità-ipoventilazione, è una complicanza derivata dall’obesità grave e provoca ipercapnia diurna, ovvero aumento dell’anidride carbonica nel sangue, e apnee notturne.

Nella sindrome di Pickwick, inoltre, si verifica un’alterazione del sistema leptina-adiponectina. Le leptine sono ormoni che vengono prodotti dagli adipociti circolanti e che inducono il senso di sazietà, mentre le leptine esercitano la loro azione sui centri respiratori e stimolano la ventilazione. Questo deficit della sintesi della leptina o gli squilibri di vario tipo associati ad essa sono associate all’ipoventilazione cronica.

sintomi clinici associati alla malattia vengono osservati durante il sonno nel momento della fase rem. Durante il sonno si registrano episodi di apnea e di lunga ipoventilazione, ipercapnia, ipossiemia e nei casi peggiori anche ipertensione polmonare. Ad oggi non sono disponibili cure e terapie risolutive, l’unico trattamento disponibile è di tipo ventilatorio sostitutivo. Il paziente deve essere ventilato meccanicamente durante il sonno.

La presenza di una fibrosi cistica o la sindrome di Pickwick possono causare un aumento di anidride carbonica nel sangue, quindi ipercapnia, e dare origine ai sintomi e alle conseguenze di cui abbiamo parlato in precedenza. È fondamentale rivolgersi ad un medico per le terapia necessarie e seguire scrupolosamente i consigli per far sì che il corpo reagisca al meglio alla terapia e combatta contro la malattia.

Trascurare questo tipo di malattie potrebbe ridurre notevolmente l’aspettativa di vita del paziente, per questo una diagnosi tempestiva e una causa altrettanto veloce potrebbero fare la differenza. Se siete affetti da patologie particolari ricordate che anche il supporto psicologico è un aiuto fondamentale per il successo delle terapie. Non abbiate timore di chiedere l’aiuto della vostra famiglia o anche il supporto di un medico psicologo.

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Autrice e fondatrice del blog Salutarmente.it. Laureata in Farmacia con lode, da sempre appassionata da tutto ciò che riguarda la salute, l’alimentazione e il benessere.

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