Vaccino COVID-19 Janssen (Johnson&Johnson): come funziona e per chi è sconsigliato

Il vaccino COVID-19 prodotto da Janssen (Johnson&Johnson) è un vaccino efficace contro il coronavirus, quarto ad aver ricevuto da parte di EMA la raccomandazione per l’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata. Da marzo 2021 il vaccino è in commercio in Europa e in Italia. Così come il Vaccino Vaxzevria (ex Covid-19 Vaccine AstraZeneca) non si tratta di un vaccino a mRNA, ma è un vaccino a vettore virale.

Vediamo di seguito cosa significa “vettore virale” e come funziona, modalità di somministrazione, efficacia e a chi è sconsigliato.

Vaccino COVID-19 Janssen: come funziona

Il Vaccino prodotto da JANSSEN (con nome COVID-19 VACCINE) è un vaccino monovalente composto da un vettore ricombinante basato su adenovirus umano di tipo 26. Con la somministrazione del vaccino, l’adenovirus funge da “cavallo di Troia” dell’informazione genetica codificante la glicoproteina spike (S) di SARS-CoV-2. La glicoproteina S di SARS-CoV-2 viene quindi prodotta dalle cellule umane e viene espressa in maniera transitoria sulla superficie delle cellule infettate dall’adenovirus, fungendo da antigene capace di stimolare sia la produzione di anticorpi che la risposta immunitaria delle cellule T.

L’adenovirus è incapace di replicarsi, per cui dopo aver svolto la sua funzione, viene eliminato e il codice genetico trasportato degradato.

L’efficacia del vaccino è garantita dalla formazione di cellule immunitarie della memoria, capaci di proteggere l’organismo in caso di contatto con il Coronavirus.

Modalità di somministrazione ed efficacia del Covid-19 Vaccine Janssen

Il vaccino Janssen viene somministrato in unica dose per via intramuscolare, solitamente nella regione deltoidea  (parte superiore) del braccio.

L’efficacia del Covid-19 Vaccine Janssen contro le forme gravi di COVID-19 arriva fino al 77% dopo 14 giorni dalla somministrazione e all’85% dopo 28 giorni dalla somministrazione.

Vaccino COVID-19 Janssen: chi deve evitarlo

Non richiedendo richiamo, grazie alla sua somministrazione a unica dose, il vaccino Janssen era stato scelto in Italia per una sperimentazione in otto regioni che prevedeva la vaccinazione direttamente nelle farmacie, che ha visto l’inoculazione di 122mila dosi di vaccino Janssen in meno di un mese.

Sebbene questa sembrasse essere una soluzione veloce per raggiungere al più presto la copertura vaccinale in Italia, in pochi mesi si sono presentate delle complicazioni che limitano l’utilizzo del vaccino Janssen ad alcune tipologie di persone.

Vediamo per chi il Vaccino Janssen è sconsigliato alla data attuale.

Persone con età inferiore ai 60 anni

Il vaccino Janssen, approvato a partire dai 18 anni di età, è stato in realtà con Circolare 21 aprile 2021 raccomandato dal Ministero per un uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni. Questa modifica si è resa necessaria dopo sospette reazioni avverse gravi che si sono verificate dopo la somministrazione del vaccino in soggetti di età inferiore ai 60 anni.

Persone che hanno manifestato sindrome da rottura capillare

Il vaccino Johnson&Johnson è sconsigliato per i soggetti che in passato hanno manifestato episodi riconducibili alla sindrome da rottura capillare. Questo è quanto emerge dal comunicato con cui l’EMA mette in luce i rischi rappresentati dalla somministrazione di questo vaccino per alcuni individui considerati fragili.

Analizziamo più dettagliatamente quali sono state le motivazioni che hanno portato a queste raccomandazioni dell’EMA nei confronti del preparato di Johnson&Johnson.

Vaccino Janssen: possibile correlazione con sindrome da perdita capillare

Il comitato per la sicurezza dell’EMA (PRAC) ha valutato i casi di 3 individui che avevano manifestato la comparsa della sindrome da perdita capillare entro 48 ore dalla somministrazione del vaccino monodose Janssen, utilizzato per vaccinare oltre 18 milioni di persone nel mondo (dato al 21 giugno 2021).

Due dei tre individui sono deceduti a seguito delle reazioni avverse manifestatesi dopo la vaccinazione, pare inoltre che uno dei tre avesse già avuto famigliarità con questa sindrome in passato.

Alla luce di ciò, Ema in una nota del 09/07/2021 ha sconsigliato di vaccinare con il preparato di Johnson&Johnson chiunque abbia sofferto in passato di questa sindrome e aggiungere la sindrome da perdita capillare tra i possibili effetti collaterali rari della vaccinazione.

Cos’è la sindrome da perdita capillare?

Con questo nome si identifica una sindrome molto rara che si manifesta in un individuo ogni 5 milioni. Si tratta di una malattia che causa perdita di liquidi dai piccoli vasi sanguigni (capillari) e si manifesta mediante:

  • edema e gonfiore principalmente a braccia e alle gambe,
  • bassa pressione sanguigna, che può portare a svenimenti
  • livelli molto bassi di proteina albumina (condizione che prende il nome di ipoalbuminemia)
  • emoconcentrazione

Nei casi più gravi la sindrome da perdita capillare può portare a insufficienza multiorgano con conseguente decesso del soggetto colpito. Ne segue che chiunque dovesse essere colpito da episodi acuti necessita immediatamente di cure mirate, alle quali solitamente si affianca il ricovero in un reparto di terapia intensiva.

Questa sindrome è stata riscontrata anche in soggetti colpiti da gravi forme di COVID-19.  Anche in questo caso si è trattato di eventi rari. Basta pensare che in tutto il mondo si contano solamente 500 casi accertati di sindrome da perdita capillare.

Sintomi a cui fare attenzione dopo la vaccinazione

Visto il raro rischio di insorgenza di sindrome da perdita capillare, l’EMA consiglia ai soggetti che si sono sottoposti alla somministrazione di Janssen di prestare molta attenzione ad alcuni disturbi che potrebbero verificarsi nei giorni successivi alla vaccinazione. Nello specifico si consiglia di recarsi in ospedale se si manifestano i seguenti disturbi:

  • gonfiore rapido degli arti;
  • improvviso aumento di peso;
  • sensazione di svenimento;

L’EMA ha poi affermato che spetta agli operatori sanitari informare in maniera adeguata circa i comportamenti da assumere nel caso in cui si manifestino sintomi riconducili alla sindrome da perdita capillare. Gli operatori sanitari devono inoltre imparare a riconoscere i sintomi di questo disturbo al fine di assicurare in tempo le dovute cure ai pazienti che le richiedono.

Ulteriori comunicazioni rivolte agli operatori sanitari saranno pubblicate in un spazio apposito, consultabile attraverso il seguente link.