Quali sono i rapporti tra geni e ansia?

Uno studio internazionale i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista medRxiv ha portato alla luce importanti evidenze utili ad incrementare la nostra comprensione sui meccanismi genetici che sono coinvolti nella generazione degli stati d’ansia.

Questi dati sono il frutto di analisi condotte su un campione molto vasto di individui, circa 1,2 milioni, ascrivibili a diverse origini biogeografiche.

Nello specifico, i ricercatori coinvolti nel progetto sono riusciti a individuare specifici loci genetici la cui espressione è correlata con la manifestazione dei disturbi d’ansia. Approfondiamo insieme i risultati di questa ricerca.

Una panoramica sui disturbi d’ansia

I disturbi d’ansia sono condizioni psichiatriche molto diffuse nella popolazione globale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa 284 milioni di persone (3,6% della popolazione mondiale) hanno vissuto un disturbo d’ansia. Circa il 63% (179 milioni) sono donne, rispetto ai 105 milioni degli uomini. Queste condizioni possono presentarsi in molte forme diverse, tra cui possiamo annoverare:

  • Disturbo d’ansia generalizzato
  • Disturbi da panico
  • Fobie specifiche
  • Ansia sociale
  • Disturbo ossessivo compulsivo
  • Disturbo post-traumatico da stress

I soggetti che soffrono di disturbi d’ansia possono avere difficoltà nel gestire le attività di tutti i giorni con un conseguente deterioramento della qualità della vita.

La ricerca su questo tema ha da sempre evidenziato la presenza di relazioni complesse tra fattori genetici, ambientali e neurobiologici che insieme contribuiscono alla comparsa dello stato d’ansia e al suo decorso clinico.

Quali sono i trattamenti per i disturbi d’ansia?

I trattamenti per fronteggiare gli stati d’ansia possono comprendere combinazioni di terapie psicologiche e farmacologiche.
I trattamenti di prima linea sono la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) e la terapia comportamentale.

Questi interventi mirano a identificare i comportamenti disfunzionali associati all’ansia fornendo al paziente gli strumenti per gestire al meglio le situazioni di stress.

In alcuni casi possono essere prescritti farmaci come antidepressivi o ansiolitici che possono andare ad agire sulla modulazione di specifici neurotrasmettitori.

La classe di farmaci più usata in questo ambito sono le benzodiazepine che agiscono sui canali del cloro dei neuroni stimolando l’insorgenza di correnti inibitorie che determinano una diminuzione dell’eccitabilità della cellula nervosa.

Gli stati d’ansia sono caratterizzati dalla presenza congiunta di diverse condizioni, con una percentuale rilevante di pazienti che manifestano sintomi di ascrivibili a un altro disturbo ansiogeno.

La comprensione delle dinamiche biologiche che sottendono ai disturbi psicologici deve tenere in considerazione anche l’estrazione sociale degli individui oltre che la loro provenienza geografica poiché fattori che potrebbero influire sullo stato di salute generale del soggetto.

Questo studio rappresenta un passo avanti rispetto ai risultati già ottenuti anche grazie al fatto che è stato condotto su una coorte di soggetti provenienti da diverse regioni geografiche, diversamente dagli studi precedenti che si erano concentrati principalmente sulle popolazioni europee.

Quali sono le basi biologiche dei disturbi d’ansia?

Questo studio è stato condotto su sei coorti di pazienti ciascuna formata da soggetti con origine biogeografica diversa.

Le metodiche utilizzate prevedono l’analisi del trascrittoma e del proteoma delle cellule che sono rispettivamente l’insieme delle proteine e degli RNA sintetizzati da una cellula: grazie a queste tecniche è possibile ricostruire le vie di segnalazione che a partire dall’espressione del DNA gestiscono tutto l’aspetto metabolico della cellula e quindi in ultima analisi la sua funzione.

L’analisi trascrittomica e proteomica hanno permesso di identificare legami tra la comparsa di stati d’ansia e l’espressione di geni specifici in varie regioni cerebrali.

C’è un rapporto tra geni e ansia?

Tra i geni più rilevanti da questo punto di vista sembra esserci il gene DRD2 che codifica per un recettore della dopamina, un importante neurotrasmettitore coinvolto nella segnalazione degli stati di piacere.

I geni coinvolti in questi processi si sono rivelati loci la cui espressione è correlata anche alla manifestazione di altre condizioni come la depressione maggiore e il disturbo bipolare.

Oltre a ciò, i risultati dello studio hanno rivelato la presenza di 39 loci genetici la cui espressione può essere associata ai disturbi d’ansia e un totale di 51 geni correlati ad altri tipi di disturbi ansiogeni.

I dati ottenuti da questa ricerca hanno anche sottolineato la presenza di legami rilevanti tra la manifestazione di stati ansiogeni e l’espressione di geni specifici in precise zone cerebrali come il cervelletto, il sistema limbico e la corteccia cerebrale.

A riprova di come il nostro stato di salute mentale e il tono dell’umore possano influire in maniera rilevante sulle condizioni fisiche questo studio ha permesso di trovare relazioni significative tra l’espressione dei geni correlati con l’insorgenza di stati ansiogeni e la comparsa di disturbi fisici come mialgia, cistite e malattie cardiovascolari.

Fonti

https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2024.02.14.24302836v1

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