Long COVID: sintomi, cause e come prevenirlo

Con il termine Long COVID (o anche “sindrome Long COVID” o “Post-Covid Condition”) si descrivono una serie di disturbi che si manifestano negli individui che hanno contratto la malattia COVID-19 dopo la guarigione e possono perdurare per alcuni mesi.

Come ormai abbiamo imparato, la COVID-19 (dall’inglese “CoronaVirus Disease-2019“, vale a dire “Malattia da coronavirus del 2019“), è una malattia infettiva comparsa in Cina nel dicembre 2019, sebbene le sue origini siano ancora oggetto di grandi dibattiti all’interno della comunità scientifica. Viene causata dal coronavirus SARS-CoV-2 (spesso impropriamente nominato con il nome della malattia che genera), agente patogeno della stessa famiglia dei virus responsabili della SARS e della MERS.

Quali sono i sintomi principali della sindrome Long COVID? Cosa si conosce fino a questo momento riguarda alle cause, la durata e ai fattori di rischio? Analizziamo tutti i dati in nostro possesso.

Long COVID: cause e fattori di rischio

Le cause dell’insorgenza della sindrome Long COVID dopo infezione da coronavirus SARS-COV-2 non sono ancora ben note, si suppone tuttavia che i principali meccanismi che concorrono a facilitarne la comparsa siano:

  • Gravi danni polmonari: correlati principalmente alla comparsa della polmonite bilaterale da SARS-CoV-2; il tessuto cicatriziale risultante può portare a problemi respiratori a lungo termine.
  • Mimetismo molecolare: il virus potrebbe avere tratti in comune con alcuni tessuti dell’organismo, che vengono aggrediti dalle difese immunitarie;

Ricordiamo che l’infezione da COVID-19 non causa solo danni ai polmoni, ma può  danneggiare anche altri organi, aumentando il rischio di problemi di salute a lungo termine. Secondo quanto riportato dalla Mayo Clinic, sono infatti a rischio:

  • Cuore. I test di imaging effettuati mesi dopo il recupero da COVID-19 hanno mostrato danni permanenti al muscolo cardiaco, anche in persone che hanno manifestato solo lievi sintomi di COVID-19. Ciò può aumentare il rischio di insufficienza cardiaca o altre complicazioni cardiache in futuro.
  • Cervello. Anche nei giovani, un’infezione da SARS-COC-2 può causare ictus, convulsioni e sindrome di Guillain-Barré, una condizione che causa paralisi temporanea. Inoltre, può aumentare il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson e il morbo di Alzheimer.

Alcuni adulti e bambini sperimentano la sindrome infiammatoria multisistemica dopo aver contratto COVID-19, che causa una grave infezione multiorgano.

Le donne sembrano essere maggiormente predisposte allo sviluppo di Long Covid, poiché  presentano una risposta immunitaria più forte degli uomini nel caso di COVID-19 sia per motivi genetici che ormonali. Altri fattori di rischio possono essere identificati nell’obesità, nella comorbilità (individui che soffrono di più patologie croniche) e nell’età avanzata. (Fonte)

Long COVID: i sintomi a cui fare attenzione

La sintomatologia della sindrome Long COVID è molto eterogenea, ma tra i disturbi principali e caratteristici si annoverano:

  • Astenia (stanchezza cronica) e affaticamento;
  • Mancanza di respiro e affanno;
  • Problemi di memoria e disfunzione cognitiva (i pazienti segnalano “nebbia cerebrale”);

Tuttavia sono stati segnalati oltre 300 sintomi dai pazienti affetti da questa patologia:

  • Febbre;
  • Ansia e depressione (osservata il più delle volte nei pazienti sottoposti a ventilazione artificiale);
  • Persistente perdita dell’olfatto e/o del gusto;
  • Dolori al petto;
  • Difficoltà a parlare;
  • Infiammazioni cardiache;
  • Insonnia;
  • Vertigini;
  • Palpitazioni;
  • Formicolio agli arti;
  • Forti dolori articolari o muscolari;
  • Forte mal di gola;
  • Arrossamento degli occhi e/o abbassamento della vista;
  • Eruzioni cutanee;
  • Male alle orecchie;
  • Problemi intestinali (molto spesso diarrea);
  • Perdita di appetito;
  • Tosse persistente;

Ovviamente non tutti i pazienti Long COVID sviluppano tutti i disturbi sopra elencati. Parlando dell’incidenza dei disturbi elencati, in Italia alcune rilevazioni condotte nel corso del 2020 hanno evidenziato i sintomi più comuni del Long COVID.

incidenza disturbi long covid
In questa tabella sono riportati i disturbi più comuni della sindrome Long COVID in Italia

Long Covid: quanto durano i sintomi?

Attualmente non ci sono ancora dati univoci e chiari sulla durata della sindrome. Secondo quanto riportato dalla dott.ssa Janet Diaz dell’Organizzazione mondiale della Sanità, “è stato descritto come la condizione possa durare tre mesi, in alcuni casi addirittura fino a sei mesi e potenzialmente fino a 9 mesi.”

Come si diagnosticano questi disturbi e quali sono le terapie

Si può parlare propriamente di sindrome Long COVID nel caso in cui la sintomatologia riportata nel paragrafo precedente tenda a persistere per almeno due mesi successivi alla data di guarigione dalla malattia.

È fortemente raccomandato a chi ha sofferto di COVID-19 di segnalare eventuali sintomi persistenti al medico, che valuterà la necessità di ricorrere al supporto di specialisti o esami come per esempio:

  • Spirometria: esame che serve ad accertare eventuale affaticamento polmonare. Solitamente ci si sottopone se persiste ancora respiro affannoso e tosse persistente;
  • Test da sforzo: si esegue per valutare la resistenza cardiaca, essendo il cuore un altro organo spesso soggetto ad affaticamento nei malati COVID.

Data l’eterogeneità dei disturbi e il meccanismo ancora non chiaro dello sviluppo di questa sindrome, al momento non esiste un unico trattamento con il Long COVID, bensì una serie di trattamenti differenziati in base alla natura dei disturbi. Per esempio, se il paziente mostra sintomi di Disturbo Postraumatico da Stress si raccomanda una terapia di natura psicologica, mentre per quei pazienti gravati da disturbi di natura respiratoria il medico di base potrà prescrivere una visita specialistica con un pneumologo.

Come si prevengono i disturbi Long COVID?

L’unico modo per prevenire i disturbi Long COVID è rappresentato dalla prevenzione stessa nei confronti del coronavirus SARS-CoV-2. Si raccomandano pertanto i seguenti strumenti di prevenzione:

  • Vaccinazione contro il coronavirus, che riduce ospedalizzazione e mortalità da COVID-19;
  • Rispetto delle norme anti-COVID previste in materia di assembramenti;
  • Rispetto della distanza sociale;
  • Lavare con cura le mani e provvedere all’igienizzazione dei luoghi in cui transitano più individui;
  • Usare le mascherine con marchio CEE durante i contatti;
  • Utilizzare gel igienizzante;

Inoltre si consiglia di verificare con molta attenzione l’attendibilità di molte notizie che circolano sul web. Si invita a non reputare metodi di prevenzione efficace alcuni comportamenti privi di evidenza scientifica.

Long COVID: alcuni falsi miti

Si pensa spesso che per soffrire di Long COVID bisogna aver sviluppato prima la forma più aggressiva di COVID-19, con una lunga degenza in ospedale. In realtà numerosi studi sembrano aver smentito tale affermazione. Infatti sono stati osservati casi di Long COVID anche nei soggetti colpiti dalle forme più lievi dalla malattia.

Un’altra credenza molto diffusa vede i bambini e gli adolescenti immuni ai disturbi della sindrome Long COVID, quando in realtà tali disturbi si sono manifestati anche in individui in età pediatrica o puberale.

Per quanto riguarda invece l’affermazione che vede nella vaccinazione un deterrente ai disturbi in oggetto, il discorso è molto più ampio e complesso, in quanto vanno distinti i guariti di COVID e affetti da Long COVID che si sottopongono a vaccinazione e le persone che invece si sottopongono alla vaccinazione senza aver mai contratto la malattia.

Per i primi, se da un lato alcuni sondaggi USA abbiano evidenziato come i disturbi Long-COVID tendano a mitigarsi o sparire dopo la vaccinazione (si stima che accada in un range compreso tra il 30-50% dei casi), dall’altro occorre precisare che dal punto di vista scientifico ancora non ci sono studi che indichino gli effetti della vaccinazione sui sintomi del long COVID. (Fonte).

Nel caso invece di soggetti che non abbiano mai contratto la malattia, le prime ipotesi sono che la vaccinazione sia preventiva anche nei confronti del Long Covid, in quanto i vaccinati, nel caso contraessero la malattia, svilupperebbero un’infezione talmente lieve e subito bloccata dal sistema immunitario da non essere in grado di creare disturbi persistenti nei mesi successivi.